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Pittori di cinema

Salvatore Spataro, il pittore dell'aerografo

Di redazione Movie.it

Ottobre 8, 2026

Nella grande stagione del manifesto dipinto italiano ci sono nomi che tutti conoscono e nomi rimasti dietro le quinte, pur avendo firmato decine di titoli visti da milioni di spettatori. Salvatore Spataro appartiene alla seconda schiera. Pittore di talento cresciuto accanto a Renato Casaro, ha attraversato gli anni Ottanta e Novanta con il pennello e soprattutto con l'aerografo, lasciando immagini lucide, spettacolari e immediatamente leggibili per commedie, horror e film d'avventura. Poi, quasi all'improvviso, le sue tracce si perdono.

Dal Sud a Roma, accanto a Renato Casaro

Spataro veniva dal Sud, ma arrivò a Roma giovanissimo, quando la capitale era ancora il cuore produttivo del cinema italiano e di tutto ciò che gli ruotava intorno. Il suo vero apprendistato coincide con la lunga collaborazione con Renato Casaro, per il quale realizzò moltissimo lavoro. Non era però un semplice esecutore: era già un pittore dotato, con una mano sicura nel disegno e nel colore.

La frequentazione quotidiana con il maestro trevigiano lasciò comunque un segno profondo, e con il tempo il suo stile finì per somigliare non poco a quello di Casaro: la stessa ricerca di un realismo levigato, la stessa cura per i volti e per la luce, la stessa capacità di costruire un'immagine che si legge a colpo d'occhio dal fondo di un atrio di cinema.

Gli anni della Linea Leader

Tra il 1980 e il 1990 Spataro lavorò per la Linea Leader, una società che riuniva tre figure chiave del settore: Renato Casaro, Pino Petrollo, patron della tipografia Selegrafica, e Osvaldo De Micheli, titolare della DEMBA, la società di comunicazione fondata con Carlo Alberto Balestrazzi, scomparso prematuramente: il nome unisce le prime sillabe dei due cognomi, DE e BA. Pittura, comunicazione e stampa sotto lo stesso tetto: l'intera filiera del manifesto.

Nel grande studio di via Castellini, a Roma, si alternavano pittori di talento come Luciano Crovato, Ezio Tarantelli e altri ancora. Era una vera bottega, dove le idee circolavano e le mani si osservavano a vicenda. Per Spataro fu una palestra straordinaria, in anni in cui il cinema popolare italiano produceva a ritmo serrato e i distributori sceglievano immagini sempre più spettacolari per richiamare il pubblico in sala.

La SP e la stagione dell'aerografo

Nel 1990 Casaro lasciò l'Italia per seguire ad Amburgo Gabriella, che sarebbe diventata sua moglie, e la Linea Leader si sciolse. Pino Petrollo, che aveva avuto modo di apprezzare a lungo le qualità di Spataro, decise di non disperdere quel talento e fondò con lui una nuova società, la SP, dalle iniziali di Spataro e Petrollo. L'avventura durò quasi un decennio, e in quegli anni Spataro firmò moltissimi titoli.

Il suo strumento d'elezione era l'aerografo, usato moltissimo e con grande padronanza. È la tecnica che più di ogni altra definisce l'estetica del manifesto di quegli anni: sfumature senza stacchi, superfici lucide come metallo, aloni di luce che sembrano sprigionarsi dalla carta. Spataro la piegava a ogni genere, dalla commedia all'horror fino al western, senza mai perdere la nitidezza del disegno affinata in bottega.

La SP si sciolse verso la fine del decennio per dissidi personali. Da allora le notizie certe su Salvatore Spataro si fanno rarissime, e anche i dati più elementari sugli anni successivi restano difficili da ricostruire. Chi avesse informazioni, documenti o ricordi personali su di lui può scriverci: ogni tassello aiuta a restituire a un pittore il posto che merita.

La commedia

Le sei opere che seguono, tutte degli anni Ottanta, mostrano la versatilità di Spataro attraverso tre generi molto diversi: la commedia, l'orrore e l'avventura.


Amici miei atto III (Nanni Loy, 1985)

Il manifesto di Amici miei atto III mostra quattro uomini maturi che imbracciano fucili e pistole come ragazzini al tirassegno, ciascuno puntato in una direzione diversa, e già questo basta a dire lo spirito del film. La composizione a piramide, con una figura al vertice e tre alla base, è costruita interamente sui volti: ritratti di un realismo minuzioso, con le rughe e le sopracciglia aggrottate per prendere la mira rese con precisione quasi fotografica, fino al dettaglio ironico del berretto da baseball. Alle loro spalle non c'è un paesaggio ma un cielo notturno di stelle e bolle luminose steso ad aerografo, che trasforma la scena in uno spettacolo sospeso fuori dal tempo.



Fracchia contro Dracula (Neri Parenti, 1985)

Il poster di Fracchia contro Dracula richiama una vera e propria scena da teatro dell'orrore, sapientemente costruita con un unico scopo: far ridere. In alto il vampiro apre il mantello rosso come un sipario, le braccia spalancate e il volto pallido investito da un alone bianco che sembra un riflettore. In basso, piccolo e curvo nella sua camicia da notte, il ragioniere si ritrae con le mani alzate. Il contrasto di scala, la grande figura incombente contro quella minuscola e goffa, contiene già tutta la gag; le pieghe del mantello e del raso, morbide e lucide, mostrano quanto l'aerografo sappia rendere la consistenza dei tessuti.




Rimini Rimini un anno dopo (Bruno Corbucci, 1988)

Il poster di Rimini Rimini un anno dopo, mette in scena un paio di occhiali da aviatore abbandonati sulla battigia, lambiti dall'onda, trasformandoli in un piccolo teatro dell'estate. Ciascuna lente riflette una scena diversa: in una un windsurfista sul mare, nell'altra un corpo abbronzato in bikini con una farfalla tatuata. È un'idea grafica brillante, che racconta le due anime della vacanza, lo sport e la seduzione, senza mostrare un solo volto. La montatura dorata, i riflessi cromati e la sabbia bagnata sono resi con la levigatezza tipica dell'aerografo, mentre la schiuma dell'onda dà profondità alla composizione.





L'orrore


La casa al n. 13 in Horror Street (Harley Cokeliss, 1988)

Il poster di La casa al n. 13 in Horror Street mette in primo piano una villa vittoriana illuminata nella notte, che domina il centro della composizione, con il cancello in ferro battuto che brilla come una soglia da non varcare. Fasci di luce bianca attraversano in diagonale il cielo blu, mentre in alto a sinistra affiora il quadrante di un orologio, presagio di un tempo che scorre verso qualcosa di inevitabile. In primo piano il numero 13 è tracciato a pennellate rosse che colano come sangue, unico squillo di colore caldo in una tavola tutta giocata sui blu notturni. Le finestre accese e i raggi che tagliano il buio sono un piccolo saggio di aerografo.







Quella villa in fondo al parco (Giuliano Carnimeo, 1988)

Nella locandina di Quella villa in fondo al parco, il formato stretto e verticale trasforma la composizione in una scalinata che conduce lo sguardo dalla villa gotica in alto fino alla vittima in basso. Sotto una luna piena velata di nubi violacee, una donna in abito rosa giace riversa sui gradini, mentre da destra avanza una mano mostruosa, artigliata e percorsa da vene, circondata da scariche di luce. Il lampione acceso, la casa dalle finestre gialle e il cielo livido richiamano l'immaginario del gotico cinematografico americano, riletto con i colori acidi e la finitura levigata dell'horror di fine decennio.










L'avventura


Tex e il signore degli abissi (Duccio Tessari, 1985)

Nel poster di Tex e il signore degli abissi, il cavallo impennato visto dal basso occupa tutta l'altezza dell'immagine e dà al cavaliere un'imponenza monumentale. Camicia gialla, jeans e cappello sono quelli canonici del personaggio a fumetto, resi con una fedeltà che fa da ponte tra la pagina disegnata e lo schermo. Lo sfondo è un tramonto incandescente: il sole enorme, gli aloni concentrici e i raggi che si aprono a ventaglio sul deserto, con le rocce e il saguaro in controluce, sono una dimostrazione dell'aerografo applicato al western. Il grande logo rosso, tagliato in diagonale, chiude la composizione con l'energia di una copertina.


Un pittore da riscoprire

Commedia, horror, western: in ogni genere Spataro trova la soluzione visiva più efficace, che sia un'idea grafica come gli occhiali di Rimini Rimini un anno dopo o la forza pura di una figura come il Tex impennato contro il sole. Formatosi accanto a uno dei grandi maestri del manifesto italiano, ne assorbì la lezione al punto che il suo lavoro finì per somigliare a quello di Casaro, senza mai perdere la mano sicura che aveva fin dall'inizio. Appartiene alla generazione dei Pittori di Cinema che ha tenuto in vita il manifesto dipinto fino alle soglie del digitale. Riscoprire le sue opere significa restituire un nome a immagini che una generazione di spettatori ha visto mille volte senza sapere chi le avesse dipinte.


Le opere riprodotte in questa pagina provengono dalle stampe originali dell'epoca, recuperate, fotografate e restaurate digitalmente da Movie.it.

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Ultimo aggiornamento: Ottobre 9, 2026

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