Michelangelo Papuzza, il pittore che ragionava da grafico
Di redazione Movie.it
Ottobre 14, 2026
Una firma, molti linguaggi
Di Michelangelo Papuzza sappiamo ancora pochissimo: non disponiamo di dati anagrafici certi, né di una monografia o di interviste note. Il suo nome ricorre più spesso nei cataloghi d’asta internazionali che nei repertori di storia del cinema, soprattutto in relazione a Guerre stellari. Eppure basta osservare i suoi manifesti per riconoscere uno dei più moderni interpreti di quella generazione di artisti che Maurizio Baroni ha definito Pittori di Cinema. Papuzza pensava anche da grafico: passava dalla pop art all’op art, dalle curve del Liberty psichedelico al fumetto d’avventura, mantenendo sempre una notevole chiarezza compositiva.
La firma, PAPUZZA in stampatello oppure in un corsivo leggero, compare su opere realizzate almeno dalla metà degli anni Sessanta alla fine dei Settanta, scelte da distributori come la Unidis e la filiale italiana della Twentieth Century-Fox.
Il colore come segno
A distinguere Papuzza è soprattutto il modo di concepire la superficie. Mentre molti colleghi affidavano al chiaroscuro la costruzione dei volumi, lui preferiva campiture piatte, silhouette e forti contrasti cromatici. Nel manifesto per la riedizione italiana del 1965 di Per un pugno di dollari (1964), il volto di Clint Eastwood è diviso in una metà rossa e una blu, quasi fosse una serigrafia pop. Il poncho, attraversato da greche colorate, diventa un motivo astratto. Lo straniero senza nome di Sergio Leone si trasforma così in un’icona grafica. Papuzza firmò anche immagini per Il buono, il brutto, il cattivo (1966), legando così il proprio nome a due film della celebre trilogia di Sergio Leone.
Per Play time - Tempo di divertimento (1967) di Jacques Tati, Papuzza esplora invece l'op art. Quadrati concentrici bianchi e neri creano un tunnel ottico, mentre al centro le sagome multicolori di Monsieur Hulot si moltiplicano e ruotano. Accanto, una fotografia ritagliata di Tati osserva la scena. Il collage traduce in immagine il mondo geometrico, ripetitivo e affollato del film.
La linea che danza
Alla fine degli anni Sessanta, la grafica internazionale riscopre le linee del Liberty attraverso la psichedelia. Papuzza ne sfrutta le possibilità in Rapporto a quattro (1969) di George Cukor, tratto dall'universo narrativo del Quartetto di Alessandria di Lawrence Durrell. Il volto fotografico di Anouk Aimée appare inserito in una testa verde dipinta, da cui si sviluppa una capigliatura nera e viola in grandi volute. Più che un manifesto cinematografico, sembra un'immagine nata nella San Francisco dei concerti rock.
La stessa linea sinuosa, ancora più libera, ritorna in Una cavalla tutta nuda (1972) di Franco Rossetti, commedia della stagione decamerotica. Invece di affidarsi alle consuete allusioni del genere, Papuzza immagina una creatura metà donna e metà cavalla, con una chioma bionda che si trasforma in fiamme e un corpo popolato di piccole scene medievali, come le tessere di una vetrata. Il risultato è un'immagine ironica e sorprendentemente elaborata.
Una galassia disegnata a mano
L'opera più conosciuta di Papuzza resta il manifesto della prima distribuzione italiana di Guerre stellari (1977). Luke Skywalker compare a torso nudo, con un drappeggio verde sui fianchi, come un eroe del peplum; la principessa Leia indossa un drappeggio bianco quasi classico. Intorno si raccolgono i due droidi, Chewbacca e l'elmo minaccioso di Darth Vader, disegnati con il tratto nitido e i colori vivaci del fumetto d'avventura. Sullo sfondo, un grande disco nero disseminato di stelle e pianeti. È una visione della fantascienza che conserva qualcosa dell'immaginario dell'avventura italiana.
Il lavoro preparatorio fu articolato: oltre all’immagine definitiva, Papuzza realizzò quattro bozzetti alternativi a tempera. Alcuni hanno conosciuto una seconda vita. Uno fu utilizzato per la copertina dell’edizione italiana del romanzo pubblicata dal Club degli Editori nel 1978. Un altro apparve su una figurina della serie Topps «Star Wars Galaxy» nel 1993, nel volume Star Wars Art: Posters del 2014 e su un poster celebrativo del quarantennale nel 2017. Nel febbraio 2024 un bozzetto originale è stato aggiudicato a Roma da Finarte per 28.800 euro, diritti d’asta inclusi. A quasi mezzo secolo dalla sua realizzazione, quell’immagine continua così a testimoniare il contributo originale di un pittore italiano all’iconografia di una delle saghe più celebri della storia del cinema.
Per un pugno di dollari (Sergio Leone, 1964)
Il manifesto di Per un pugno di dollari contrappone il volto severo di un pistolero, ritagliato in due metà cromatiche rosse e blu, al giallo acceso dello sfondo. Le ombre nere incidono la barba, le rughe e il bordo del cappello, mentre il poncho si trasforma in una trama decorativa di greche verdi e rosse, quasi un tessuto astratto. In basso una mano stringe alcune banconote; più lontano, uomini caduti diventano silhouette blu, piccole e immobili. Il contrasto tra il volto monumentale, il disegno geometrico del mantello e le figure sullo sfondo imprime all’immagine una forza immediata, fatta più di colore che di profondità.
Play time - Tempo di divertimento (Jacques Tati, 1967)
Il poster di Play time - Tempo di divertimento è costruito intorno a una sequenza di quadrati bianchi e neri che sembrano risucchiare lo sguardo dentro un tunnel. Nel punto di fuga, piccole figure con cappello e ombrello si moltiplicano in rosso, giallo, verde, azzurro e magenta, disponendosi come le pale di una girandola. A sinistra, una fotografia in bianco e nero ritagliata lungo il profilo si affaccia sulla stessa scena. L’alternanza fra fotografia e sagome dipinte, profondità illusoria e colori piatti, dà alla composizione un ritmo insieme ordinato e vertiginoso.
Rapporto a quattro (George Cukor, 1969)
Il poster di Rapporto a quattro concentra l’attenzione su un volto fotografico in bianco e nero, inserito entro il profilo di una testa verde dipinta a tinta piatta. Una mano dello stesso verde sostiene il mento; dalla sommità della testa si liberano grandi ciocche nere e viola, che si avvolgono in curve sinuose fino ai margini dell’immagine. Lo sfondo passa dal nero a un arancio caldo, accentuando il contrasto con i colori freddi della figura. Il gioco fra fotografia, superficie uniforme e linee decorative crea un’immagine sospesa fra ritratto e grafica psichedelica.
Una cavalla tutta nuda (Franco Rossetti, 1972)
Il poster di Una cavalla tutta nuda è dominato da una figura fantastica magenta, con busto femminile e corpo equino, protesa verso l’alto con la testa rovesciata. La lunga chioma bionda scende lungo il margine sinistro e si accende, nella parte inferiore, di fiamme rosse e arancioni. Dentro la sagoma si aprono piccole scene di gusto medievale, con un angelo che suona la tromba, una donna nuda e un uomo legato: figure minute, racchiuse come tessere di una vetrata. Un contorno nero continuo unisce forme e dettagli, mentre le curve fluenti mantengono la composizione in movimento.
Harry e Tonto (Paul Mazursky, 1974)
La locandina di Harry e Tonto lascia quasi tutto lo spazio al bianco della carta. Una figura anziana avanza a grandi passi, ridotta a una silhouette nera dalla quale emergono pochi dettagli: gli occhiali, il cappello, il papillon decorato e le mani gialle. Sotto un braccio tiene un gatto bianco dagli occhi gialli, con il guinzaglio che pende; nell’altra mano porta una borsa gialla, un ombrello, una radiolina e un thermos. La disposizione degli oggetti accompagna la diagonale del passo e rende ancora più evidente il contrasto fra la ricchezza dei particolari e il vuoto tutt’intorno.
Guerre stellari (George Lucas, 1977)
Il poster di Guerre stellari dispone i personaggi davanti a un immenso disco nero disseminato di stelle e piccoli pianeti colorati. Dal margine inferiore sale una nube bianca da cui emergono un giovane a torso nudo in tunica verde, una figura femminile avvolta in drappeggi chiari, due droidi e una creatura pelosa armata; alle loro spalle domina un grande elmo scuro. In alto, un’astronave attraversa lo spazio lanciando due raggi rosa in diagonale. Il tratto netto, i colori saturi e la disposizione quasi araldica delle figure trasformano l’insieme in una grande illustrazione d’avventura.
L'arte di togliere
All'estremo opposto si colloca la locandina di Harry e Tonto (1974) di Paul Mazursky, realizzata per la distribuzione italiana del 1979. Spariscono lo spazio cosmico e i gruppi affollati. Rimane un uomo anziano che cammina con un gatto sotto il braccio, ridotto a una silhouette nera su un fondo quasi completamente bianco. Pochi particolari colorati bastano a suggerire la sua determinazione e una certa dolcezza.
Forse è proprio questa la qualità più rara di Papuzza: sapere quando aggiungere e quando togliere. Che scelga la fotografia, la geometria, le linee del Liberty o il fumetto, parte sempre da un'idea visiva precisa e la sviluppa con coerenza. A distanza di decenni, la freschezza delle sue immagini resta intatta.
Le opere riprodotte in questa pagina provengono dalle stampe originali dell'epoca, recuperate, fotografate e restaurate digitalmente da Movie.it.
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