All'inizio degli anni Settanta il cinema italiano conobbe una travolgente ondata di libertà, sensualità e ironia. Esperimenti di commedia erotica in costume esistevano già, ma fu il successo del Decameron di Pier Paolo Pasolini nel 1971 a trasformare quella tendenza in un vero fenomeno produttivo. Il successo convinse rapidamente produttori e distributori delle potenzialità commerciali della commedia erotica in costume. Esplose così il filone decamerotico, o boccaccesco, che tra il 1972 e la metà del decennio produsse in Italia circa cinquanta film. Questa esplosione di cinema pop invase letteralmente le città con manifesti d'epoca colorati, provocanti e magnetici, capaci di catturare lo sguardo di chiunque passasse per strada.
Queste pellicole, spesso liquidate un po' troppo in fretta come film di "serie B", avevano in realtà una forza primitiva e irresistibile. I registi dell'epoca giocarono tutto sul potere visivo della nudità e della risata, ambientando le storie in un Medioevo fantastico fatto di taverne, mariti traditi, preti furbi e contadini bugiardi. Non c'era spazio per drammi pesanti o discorsi complicati: i corpi si muovevano sullo schermo con totale spensieratezza. Dietro quel Medioevo immaginario si rifletteva l'Italia dei primi anni Settanta, attraversata dalla liberazione dei costumi e da un nuovo rapporto con il corpo e la sessualità, prima che il filone erotico assumesse forme sempre più codificate e commerciali.

Fiorina la vacca (1972)
Liberamente ispirato a personaggi e situazioni del teatro di Ruzante, il film scende nella campagna più profonda. In questo mondo contadino non esistono buone maniere: tutto è istinto, inganno, passioni accese e risate sguaiate. Il manifesto originale del film è un vero gioiello visivo: evoca alla perfezione un universo antico in cui la bellezza fisica e la furbizia erano le uniche cose che contavano davvero. Guardarlo oggi significa riscoprire l'ironia spietata e divertente della nostra terra.

Quel gran pezzo dell'Ubalda tutta nuda e tutta calda (1972)
Un titolo che è un urlo, una provocazione ravvicinata che costringe lo spettatore a guardare. Qui la comicità diventa assoluta e la sensualità perde ogni senso di colpa per trasformarsi in un gioco divertente e liberatorio. La locandina d'epoca è diventata una delle immagini più riconoscibili del cinema decamerotico: cattura alla perfezione l'essenza di un erotismo viscerale e leggero, che oggi ci appare come un piccolo miracolo di audacia e libertà.

La bella Antonia, prima monica e poi dimonia (1972)
Il perfetto cortocircuito tra il sacro e il profano ambientato nella provincia italiana. Nei chiostri di pietra, tra abiti da monaca e desideri nascosti, va in scena una satira divertentissima contro l'ipocrisia. Il manifesto originale gioca benissimo sull'ambiguità del peccato, mostrando una serie di sguardi complici sospesi tra la penitenza e il divertimento più sfrenato.
Il vero segreto di questa stagione irripetibile, l'elemento che rendeva questi film indimenticabili sui muri delle città, risiedeva però nei volti e nei corpi delle loro protagoniste. Attrici splendide come Edwige Fenech, Barbara Bouchet o Femi Benussi bucavano letteralmente lo schermo con una bellezza fiera, solare e travolgente. Accanto a loro, attori amatissimi come Renzo Montagnani ed Enrico Montesano facevano ridere l'Italia intera. I loro manifesti, realizzati nei diversi formati della pubblicità cinematografica dell'epoca, oggi profumano di storia: non sono semplici oggetti da collezione, sono finestre aperte su un'epoca in cui il cinema italiano sapeva essere audace, scandaloso e incredibilmente vivo.
Le opere riprodotte in questa pagina provengono dalle stampe originali dell'epoca, recuperate, fotografate e restaurate digitalmente da Movie.it.