Basilio Morini, il pittore che citava i maestri
Di redazione Movie.it
Ottobre 13, 2026
Un nome, una firma
Di Basilio Morini sappiamo pochissimo. Le fonti istituzionali lo registrano appena: nel Catalogo generale dei Beni Culturali compare soltanto come "Morini", con notizie riferite alla seconda metà del Novecento. Non abbiamo una data di nascita certa, interviste o una monografia che ne ricostruisca il percorso. A parlare sono soprattutto le opere e quella firma, MORINI in stampatello, collocata ora in basso a destra, ora in verticale lungo il bordo, ora in un angolo della scena. Il suo lavoro attraversa circa tre decenni: da Dramma nel porto - Ultimo addio, della metà degli anni Cinquanta, al melodramma messicano Sete d'amore (1959) con Silvana Pampanini, presentato alla Mostra di Venezia nell'agosto di quell'anno, fino a Febbre d'amore (1985).
È il destino di molti Pittori di Cinema, secondo la felice definizione adottata da Maurizio Baroni nel suo volume omonimo: artisti le cui immagini sono state viste da milioni di persone sui muri delle città, mentre i loro nomi rimanevano quasi sconosciuti. Nel caso di Morini, in assenza di una biografia documentata, sono i manifesti a offrirci il ritratto più eloquente del loro autore.
Pennellate vive e contrasti netti
La cifra più riconoscibile di Morini è una pittura rapida, costruita su pennellate vivaci e contrasti tonali decisi. I volti sono osservati con attenzione: la luce sulla pelle, la direzione degli sguardi, le espressioni. Intorno, invece, la pittura si fa più libera, con ampie campiture di colore, colature e pennellate lasciate in evidenza. Ne nasce un'energia quasi da bozzetto, ideale per la strada: da lontano si distinguono immediatamente i protagonisti; da vicino si riconosce il gesto del pittore.
Il bozzetto scelto per Il sipario strappato (Alfred Hitchcock, 1966) ne offre un esempio efficace. I ritratti di Paul Newman e Julie Andrews mostrano la sicurezza di un professionista esperto, mentre il rosso del sipario lacerato esplode in pennellate impetuose. Lo strappo evocato dal titolo diventa l'elemento che organizza l'intera immagine.
La grande pittura incontra l'ironia
Fra le invenzioni più originali di Morini spiccano i manifesti italiani di due film giovanili di Brian De Palma, Ciao America! (Greetings, 1968) e Hi, Mom! (1970), entrambi interpretati da un Robert De Niro agli esordi. Le edizioni italiane dei manifesti sono datate rispettivamente 1979 e 1978, quando De Niro era ormai una star: il suo nome occupa infatti una posizione di assoluto rilievo. Per raccontare due satire nate dalla controcultura americana, Morini sceglie un linguaggio visivo inatteso, fatto di citazioni della grande pittura.
In Ciao America! lo Zio Sam del celebre manifesto americano di reclutamento punta il dito verso lo spettatore, circondato da figure muscolose che suonano le trombe, in evidente richiamo al Giudizio Universale di Michelangelo. In Hi, Mom!, invece, la madre ritratta da James McNeill Whistler siede ancora di profilo nel suo austero abito nero, ma questa volta impugna un mitra. L'effetto comico nasce dallo scontro tra un'immagine familiare e un dettaglio del tutto inatteso. Sono soluzioni nelle quali la conoscenza della storia dell'arte si unisce all'immediatezza della comunicazione cinematografica.
Dal melodramma gotico ai robot giapponesi
La versatilità di Morini emerge anche in opere molto lontane tra loro. Per Il bacio di una morta (1974), tratto dall'universo narrativo di Carolina Invernizio, crea un'atmosfera gotica di velluti, legni scuri e luci colorate. In alto, due occhi femminili sembrano incombere sulla scena come un presagio. È un melodramma di gusto ottocentesco reinterpretato attraverso una tavolozza tipicamente anni Settanta, dominata da porpora, ruggine e viola.
Quattro anni dopo, nella locandina di Mazinga contro gli UFO Robot (1978), entra in un mondo completamente diverso: quello dell'animazione giapponese, allora al centro dell'immaginario dei bambini italiani. Morini attenua la propria pennellata e adotta contorni netti, campiture piatte e colori accesi, conservando però un'organizzazione della scena precisa e dinamica. È la prova di un pittore capace di adattare la propria mano alle esigenze di immagini e pubblici diversissimi.
Il sipario strappato (Alfred Hitchcock, 1966)
Il manifesto di Il sipario strappato presenta un grande sipario rosso squarciato verticalmente, dipinto con pennellate impetuose e sovrapposte che lasciano intravedere il bianco della carta lungo i margini della lacerazione. Al centro, sul fondo verde scuro che affiora oltre il tessuto, un volto emerge nell’ombra, mentre una mano impugna un coltello con la lama rivolta verso il basso. Nella parte inferiore, due figure ritratte con cura quasi fotografica guardano in direzioni opposte, separate proprio dalla lama. Il contrasto tra il rosso acceso del sipario, i toni freddi dello sfondo e la luce calda dei volti concentra tutta la tensione nell’apertura centrale.
Ciao America! (Brian De Palma, 1968)
Il poster di Ciao America! mette al centro lo Zio Sam, riconoscibile dal cilindro a stelle e strisce e dal dito puntato verso lo spettatore. Tutt’intorno si affollano corpi muscolosi, trombe allungate e un grande libro, disposti fra nuvole grigie e azzurre che richiamano gli angeli del Giudizio Universale di Michelangelo. La figura simbolo della propaganda americana si trova così immersa in una composizione monumentale di ascendenza rinascimentale. Il disegno passa con naturalezza dal ritratto caricaturale alla pittura dei corpi, mentre la fascia gialla nella parte inferiore offre uno spazio luminoso al titolo.
Hi, Mom! (Brian De Palma, 1970)
Il poster di Hi, Mom! riprende l’impianto rigoroso del celebre ritratto della madre di Whistler: una donna seduta di profilo, con cuffia e colletto bianchi, avvolta in un abito nero dalle linee compatte. Ma sulle ginocchia, al posto delle mani raccolte, compare un mitra puntato verso l’esterno dell’immagine. Dietro la figura, una cornice dorata e riccamente lavorata contiene una fotografia in bianco e nero; sulla parete, il bianco lascia spazio a un giallo intenso attraverso una fascia di pennellate verticali. La calma geometrica del ritratto originale rende ancora più spiazzante la presenza dell’arma.
Il bacio di una morta (Carlo Infascelli, 1974)
Il poster di Il bacio di una morta è dominato da due grandi occhi azzurri che emergono in alto da un velo bianco, come sospesi sull’intera scena. Più sotto, una giovane dai capelli rossi china il capo sulle braccia fra le colonnine scure di un letto, mentre sul fondo compaiono una bambina e un volto maschile dall’espressione severa. Il legno bruno, le ombre profonde e i toni porpora costruiscono un interno raccolto e inquietante, ravvivato in primo piano da una lampada in vetro policromo. Le pennellate del velo e la luce colorata aggiungono un’intensità quasi teatrale all’ambientazione ottocentesca.
Mazinga contro gli UFO Robot (film di montaggio, 1975)
La locandina di Mazinga contro gli UFO Robot raccoglie robot, creature fantastiche e scie di energia in una composizione verticale fittissima di azione. In alto, figure meccaniche si lanciano nel cielo fra traiettorie oblique e lampi luminosi; più in basso, un mostro verde investe un treno giallo su un viadotto spezzato, circondato da esplosioni rosse e arancioni. Nell’angolo inferiore compare il volto di un giovane, delineato con gli stessi contorni neri delle figure animate. Campiture piatte, colori primari e linee nette comprimono il movimento entro un riquadro, lasciando intorno uno spazio bianco che dà risalto al titolo.
Un artista da riscoprire
Accostare Hitchcock, De Palma, il melodramma gotico e i robot giapponesi significa incontrare un pittore difficile da incasellare. Lo stile di Morini non è forse immediatamente riconoscibile come quello di altri maestri della sua generazione, ma rivela una qualità altrettanto preziosa: l'intelligenza dell'idea visiva. Ogni manifesto nasce da un'intuizione, uno strappo, una citazione, uno sguardo e trova il linguaggio più efficace per svilupparla, dal ritratto realistico alla pennellata libera, fino al segno del fumetto. La sua biografia resta ancora da ricostruire. Nel frattempo, sono le opere a raccontarlo.
Le opere riprodotte in questa pagina provengono dalle stampe originali dell'epoca, recuperate, fotografate e restaurate digitalmente da Movie.it.