Tra i pittori che hanno dato un volto al cinema italiano, Luciano Crovato occupa una posizione singolare. La sua firma, un asciutto "L. Crovato" compare su manifesti e locandine che attraversano la commedia all'italiana, il gotico anni Settanta e le riedizioni dei grandi classici. Ma Crovato è anche l'unico tra i cartellonisti italiani ad aver vissuto il cinema da entrambi i lati del manifesto: prima come pittore delle uscite in sala, poi come attore e infine come regista. Una parabola che non ha eguali tra i suoi colleghi e che racconta, meglio di ogni altra, quanto il mondo dei pittori di cinema fosse intrecciato con la vita stessa degli studi romani.
L'illustratore scelto per le uscite italiane
Nato a Venezia il 19 dicembre 1944, Crovato appartiene alla generazione più giovane dei Maestri Cartellonisti, quella che entra nel mestiere quando la stagione d'oro del manifesto dipinto è già matura e la attraversa fino al suo tramonto. Come tutti i Maestri della cartellonistica, lavorava in autonomia nel proprio studio, dove riceveva i materiali fotografici dei film in uscita e li trasformava in immagini dipinte destinate ai muri delle città. Fu l'illustratore scelto per le uscite di titoli molto diversi tra loro: commedie con i grandi divi italiani, film dell'orrore di produzione internazionale e, in misura notevole, le riedizioni dei classici che tornavano in sala. È il caso della locandina de I soliti ignoti di Monicelli e del bozzetto per Giovanna d'Arco di Victor Fleming, opere realizzate per il ritorno in sala di quei film: alle riedizioni si chiedeva un'immagine nuova, capace di parlare a un pubblico diverso da quello della prima uscita, e Crovato divenne una delle mani più affidabili per questo compito delicato.
Questa versatilità era la vera moneta del mestiere. Il distributore aveva bisogno di un'immagine capace di vendere il film in pochi secondi, e il pittore doveva saper cambiare registro da una settimana all'altra, passando dal ritratto glamour alla caricatura, dall'atmosfera cupa al colore squillante della farsa. Il suo nome compare oggi, nelle aste specializzate, accanto a quelli di Averardo Ciriello, Angelo Cesselon, Rodolfo Gasparri e Marcello Colizzi, a conferma di una collocazione piena dentro la generazione che dipinse il cinema italiano del dopoguerra e del boom.
Lo stile: il ritratto prima di tutto
Guardando le opere di Crovato conservate nell'archivio Movie.it emerge una costante: la centralità assoluta del volto. Crovato costruisce il manifesto intorno alle fisionomie degli attori, che restituisce con una somiglianza precisa ma mai fotografica, sempre filtrata da una pennellata visibile e da un colore pieno. Nelle commedie il tratto si scioglie volentieri nella caricatura affettuosa, con teste ingrandite e sorrisi dilatati che dichiarano subito il tono del film. Nei soggetti drammatici o gotici la stessa mano si fa più controllata, lavora sui fondi scuri e sui contrasti, e lascia che sia l'atmosfera a parlare.
È uno stile che privilegia la leggibilità immediata, pensato per la strada più che per la galleria, eppure capace di soluzioni compositive raffinate: lo squarcio nel muro che incornicia i volti, il contrasto tra una figura in piedi e una inginocchiata, l'oggetto simbolico messo in primo piano come soglia d'ingresso nell'immagine.
Le opere
I soliti ignoti (Mario Monicelli, 1958)
La locandina de I soliti ignoti mostra quattro volti che affiorano da uno squarcio irregolare aperto in una parete di mattoni: Claudia Cardinale con lo sguardo obliquo e la chioma corvina, Vittorio Gassman a bocca socchiusa, Marcello Mastroianni sorpreso con il basco chiaro, e al centro Totò, cappello calato e sciarpa verde al collo, l'espressione di chi sa già che il colpo andrà storto. Il muro sbrecciato diventa cornice narrativa: è il buco della celebre rapina fallita, e insieme una finestra comica sui protagonisti. La pittura alterna campiture rapide e quasi astratte nell'intonaco a una resa attenta delle fisionomie, con un equilibrio tra sintesi e ritratto che è la cifra più riconoscibile dell'opera.
Ieri, oggi, domani (Vittorio De Sica, 1963)
Il manifesto di Ieri, oggi, domani è dominato da Sophia Loren in guêpière di pizzo nero, le braccia alzate a sciogliere la chioma, mentre alle sue spalle un Marcello Mastroianni in completo azzurro cade in ginocchio a mani giunte, in adorazione. L'immagine fissa la scena più celebre del film, lo spogliarello di Mara, trasformandola in icona: fondo neutro, nessuna scenografia, solo i due corpi e il rosso squillante del titolo. La costruzione è teatrale e frontale, il colore steso con sicurezza, e tutta la scena vive del contrasto tra la monumentalità di lei e la resa comica di lui.
La mia signora (Mauro Bolognini, Tinto Brass, Luigi Comencini, 1964)
Il manifesto de La mia signora fa emergere da un fondo arancio acceso i volti dei due protagonisti: Alberto Sordi con gli occhi sgranati verso l'alto, tra il preoccupato e il rassegnato, e Silvana Mangano elegante e imperturbabile. Sotto di loro, un'automobile blu attraversa la scena in diagonale, con un braccio maschile che sporge dal finestrino in un gesto eloquente. La composizione a due registri, volti sopra e azione sotto, racconta in un colpo d'occhio la dinamica di coppia del film a episodi, e il fondo caldo, quasi monocromo, dà all'insieme una modernità grafica che guarda agli anni Sessanta più aggiornati.
Lady Frankenstein (Mel Welles, 1971)
La locandina di Lady Frankenstein mostra una giovane donna in abito bianco che avanza in un cimitero notturno, un candelabro in una mano e lo sguardo rivolto verso chi osserva, mentre alle sue spalle si staglia una magione gotica dalle finestre illuminate sotto un cielo verdastro. In primo piano, un teschio affiora dalla terra accanto a rami spogli e a una croce inclinata. L'immagine riunisce tutto il repertorio del gotico italiano di quegli anni, ma lo tiene insieme con una regia cromatica precisa, il bianco della veste contro i verdi e i bruni del fondo, e con un gusto quasi da copertina illustrata che rende la scena immediatamente narrativa.
Stanlio e Ollio ereditieri (Lloyd French, riedizione italiana anni Settanta)
Il poster di Stanlio e Ollio ereditieri porta in scena Stan Laurel e Oliver Hardy, in bombetta blu e sorriso a tutta pagina, a bordo di un'automobile d'epoca verde decorata da grandi simboli del dollaro, con banconote che spuntano dai cappelli e dalle mani. La caricatura è dichiarata e gioiosa: teste enormi, corpi minimi, la macchina che sembra un giocattolo. È il registro più libero dell'artista, quello delle riedizioni comiche, dove l'immagine non deve raccontare una trama ma promettere una risata, e lo fa con un colore pieno e una semplicità di tratto che funzionano ancora oggi come pubblicità perfetta.
Dall'altra parte della macchina da presa
Qui la vicenda di Crovato prende una direzione unica. Dalla metà degli anni Settanta il pittore inizia a comparire come attore non protagonista in decine di film: lo si ritrova in Marcia trionfale di Marco Bellocchio (1976), in Action di Tinto Brass (1979), e persino in Ricomincio da tre di Massimo Troisi (1981). Con Brass il rapporto prosegue anche sul fronte pittorico: è di Crovato la locandina di Miranda (1985). Nel 1994 arriva il passo finale: Crovato co-dirige con l'artista Lina Mangiacapre il film Donna di cuori, e l'anno seguente firma da solo Per favore, strozzate la cicogna, come registra il Dizionario del cinema italiano di Roberto Poppi. Nessun altro cartellonista italiano ha compiuto per intero questo attraversamento dello schermo.
La riscoperta: Roma, 1994
Un episodio documentato fotografa il momento in cui il lavoro di Crovato inizia a essere guardato come arte e non solo come pubblicità. Il 16 marzo 1994 l'Istituto Europeo di Design di Roma, sotto la direzione scientifica di Francesco Moschini, gli dedica la mostra "Cinema e televisione in cornice", recensita dalla stampa dell'epoca con un titolo eloquente: "L'industria del cinema nei disegni di Crovato". L'anno seguente, nel maggio 1995, lo stesso istituto presenta una seconda esposizione, "Doppio gioco", intitolandola significativamente a "Luciano Crovato, illustratore". Sono tra le prime occasioni in cui un cartellonista viene portato in una scuola di design come maestro da studiare, quindici anni prima della grande riscoperta collettiva di questi artisti.
Crovato e i Maestri Cartellonisti
Collocare Crovato nel panorama dei pittori di cinema significa misurarne la specificità. Non ha la produzione monumentale di un Ciriello né la lunga parabola di un Gasparri e rispetto a un Colizzi il suo percorso è meno lineare, attraversato com'è dalla deviazione verso la recitazione e la regia. Ma proprio questa doppia vita fa di lui un testimone prezioso: un artista che conosceva il set, i divi e i meccanismi dell'industria non solo attraverso le foto di scena che arrivavano in studio, ma per esperienza diretta. Le opere conservate nell'archivio Movie.it, fotografate e restaurate dalle stampe originali d'epoca, restituiscono oggi la misura di questo talento.