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Alessandro Biffignandi: Maestria nel chiaroscuro e rigore compositivo

Alessandro Biffignandi, maestro del chiaroscuro monocromatico: manifesti, ritratti e scene di massa che hanno segnato la grafica cinematografica italiana.

Luglio 3, 2026

Alessandro Biffignandi, nato a Roma l'8 ottobre 1935, iniziò giovanissimo a disegnare e a soli diciassette anni esordì sulle pagine a fumetti di Capitan Walter. Pochi anni dopo entrò come apprendista nella bottega di Averardo Ciriello e dei fratelli Nistri, e nel giro di un anno fu chiamato da Augusto Favalli, uno dei maggiori produttori di manifesti cinematografici in Italia.

È in quello studio che il giovane romano affinò la mano e imparò il mestiere dei grandi maestri pittori cartellonisti. Alla fine degli anni Cinquanta cercò nuovi orizzonti, prima in Inghilterra e poi a Milano, dove disegnò copertine per le testate a fumetti destinate al mercato britannico.

Negli anni Ottanta tornò a Roma e si affermò come pittore cinematografico e autore di fumetti, ambito in cui divenne un vero maestro, riconosciuto per l'eleganza e la precisione del tratto, capace di unire semplicità, fantasia e raffinatezza.

Anima nera (Roberto Rossellini, 1962)

Il manifesto di Anima nera, dramma tratto dalla commedia di Giuseppe Patroni Griffi con Vittorio Gassman, è uno dei vertici del chiaroscuro monocromatico di Biffignandi. Su un fondo color tabacco, la metà sinistra è interamente occupata dal volto di Gassman sotto la tesa del cappello, scolpito in giallo acceso contro il nero, la mano sul bavero e la sciarpa a quadri appena accennata. Sulla destra, tre piccoli ritratti femminili incorniciati di bianco e ravvivati d'azzurro sintetizzano il cast: una rossa dai capelli cotonati, una bruna e una donna con cappello nero e collo di pelliccia. Il titolo è tracciato a pennello in un bianco grezzo e gestuale. Tutta l'immagine vive sul taglio drammatico del primo piano e sull'ardita riduzione a due soli toni, il giallo e il nero, che danno il nome stesso al film.

Dalla bottega di Ciriello allo studio Favalli

La formazione presso Ciriello e l'ingresso nello studio Favalli furono decisivi. In quegli anni i pittori cartellonisti godevano di notevole autonomia: ciascuno firmava le proprie opere e ne conservava la paternità, e i bozzetti, salvo l'impiego promozionale per l'uscita in sala, restavano di norma di proprietà dell'autore. Biffignandi assorbì questa cultura della firma e dell'identità d'autore, che porterà con sé per tutta la carriera. Quando il giovane romano entrò nel mestiere, la grafica cinematografica italiana era dominata da maestri affermati come Anselmo Ballester, Luigi Martinati e Angelo Cesselon: un confronto alto, che seppe sostenere trovando presto una voce personale. Già nei lavori giovanili si riconoscono una pennellata sicura, una capacità di sintesi e un gusto per il ritratto che diventeranno la sua cifra.

L'invasione degli ultracorpi (Don Siegel, 1956)

Il poster de L'invasione degli ultracorpi, capolavoro della fantascienza paranoica noto in originale come Invasion of the Body Snatchers, mostra il Biffignandi degli esordi, ancora legato a volumi morbidi e sfumati. In primo piano il volto di una donna terrorizzata, dai grandi occhi azzurri e dall'incarnato livido, mentre una mano dalle unghie rosse le artiglia la spalla. Lo sfondo è un campo rosso fuoco che sfuma nell'arancio, percorso in basso a destra da una marea di figure nere in fuga e da mani protese e adunche. Il contrasto tra la carne fredda della protagonista e l'incendio dello sfondo traduce in pittura l'angoscia del film, dove l'umanità viene silenziosamente sostituita da copie aliene.

L'evoluzione di uno stile: dalla linea morbida alla sintesi grafica

La pittura di Biffignandi conobbe una profonda evoluzione. Dagli esordi caratterizzati da linee morbide e volumi compatti ma sfumati, come nel bozzetto per L'invasione degli ultracorpi o nei ritratti di Giovanna Ralli e Marcello Mastroianni per Il momento più bello, passò gradualmente a uno stile più moderno ed essenziale, arricchito da una forte sintesi grafica. In queste opere si avverte l'influenza degli illustratori angloamericani del dopoguerra e delle illustrazioni di Carlo Jacono, in sintonia con la spinta verso la modernità grafica che in quegli stessi anni animava anche un collega come Sandro Symeoni. Nei momenti centrali della sua attività, Biffignandi unì il ruolo di illustratore a quello di grafico: la sua mano, sicura ed efficace, sostenuta da una tecnica eccellente, gli permise di affrontare qualsiasi soggetto, dai ritratti alle scene più complesse.

L'ultima violenza (Raffaello Matarazzo, 1957)

Nel manifesto de L'ultima violenza, melodramma noir con Yvonne Sanson, Biffignandi gioca su due registri opposti dentro la stessa composizione. A sinistra il volto della Sanson domina a grandezza naturale, la chioma ramata resa con pennellate libere e vibranti, l'abito azzurro e lo sguardo fiero. In alto a destra un secondo ritratto femminile è appena abbozzato in un bianco e nero quasi a matita, mentre più in basso una coppia in fuga si riduce a una drammatica silhouette nera che corre su un fondo rosso. Le bande gialle dei titoli e i campi rossi spezzano la pagina con forza grafica. È un esempio limpido di come l'artista alternasse colore pieno e monocromia per distinguere i piani del racconto, dal ritratto in posa alla concitazione dell'azione.

Il chiaroscuro monocromatico: il marchio di fabbrica

Una peculiarità del suo stile è l'uso del chiaroscuro monocromatico, spesso giocato per toni su toni. Il volto di James Dean in La storia di James Dean (Robert Altman, 1957), reso interamente nei grigi, e quello di Vittorio Gassman in Anima nera, costruito tra il giallo e il nero con un taglio ardito e drammatico, sono esempi perfetti di questo approccio. A questo si aggiunge un'altra invenzione personale: una tecnica di chiaroscuro applicata a opera finita, fatta di lunghe pennellate simili a trame di matita, capaci di donare freschezza e vitalità all'immagine. È un dettaglio che molti collezionisti imparano a riconoscere a colpo d'occhio, una sorta di firma nascosta dentro la firma.


Moulin Rouge (John Huston, 1952)


Il poster di Moulin Rouge, biografia romanzata di Toulouse-Lautrec qui nella riedizione italiana, è una prova di bravura nella scena di massa. La parte alta è un turbine di ballerine di can-can, gonne increspate, calze nere e gambe levate in aria, con il mulino rosso che gira sullo sfondo notturno di Montmartre. In basso a sinistra, in primo piano e con la bombetta in testa, il pittore osserva la scena con il pennello in mano davanti alla tavolozza, mentre a destra il titolo si apre su un fondo chiaro. Biffignandi orchestra decine di figure in movimento senza mai perdere leggibilità, restituendo insieme l'euforia del locale e la malinconia di chi lo dipinge.

Ironia, ritratto e scena: la versatilità di un autore completo

Non manca l'ironia nei suoi lavori. In La legge è legge, Totò e Fernandel emergono in primo piano con le loro espressioni caratteristiche, su uno sfondo semplificato nei toni dell'ocra e del blu, diviso da un grafico a zig-zag che sintetizza il conflitto tra i due personaggi. È la prova della sua duttilità: capace di passare dal dramma noir alla commedia, dal ritratto intenso alla scena di massa, senza mai perdere coerenza di stile. Questa versatilità spiega perché il suo nome ricorra su pellicole tanto diverse, dal melodramma di Matarazzo al film americano d'autore, dal kolossal storico al cinema di fantascienza.

Destino di una imperatrice (Ernst Marischka, 1957)

La locandina di Destino di una imperatrice, terzo episodio della celebre saga di Sissi con Romy Schneider, mostra il versante luminoso e scenografico di Biffignandi. La giovane imperatrice è ritratta di profilo, sorridente, in un sontuoso abito da ballo bianco con sciarpa lilla, mentre alle sue spalle un pesante drappo rosso frangiato d'oro fa da quinta. Sulla destra si apre un panorama di Venezia con il campanile di San Marco, il Palazzo Ducale e le gondole che affollano la laguna, reso in azzurri tenui e cieli pastello. Il titolo è in grandi lettere blu bordate di giallo. Il piccolo formato concentra tutta la dolcezza da cartolina d'epoca della serie, con un'orchestrazione cromatica che passa dal rosso caldo del drappo al freddo trasparente dell'acqua.

Una riscoperta internazionale


La parabola di Biffignandi riserva un epilogo curioso. Per decenni il suo nome restò familiare soprattutto ai collezionisti italiani, ma negli ultimi anni la sua arte è stata riscoperta all'estero: nel 2016, pochi mesi prima della sua scomparsa, l'editore inglese Korero Press gli dedicò la monografia Sex and Horror: The Art of Alessandro Biffignandi, che trasformò le sue copertine in oggetto di culto per una nuova generazione di appassionati. Anche la Cineteca di Bologna lo invitò, nell'ambito del ciclo Pittori di cinema, a raccontarsi accanto ai propri bozzetti originali, con la partecipazione del collezionista Maurizio Baroni: un riconoscimento che restituiva al cartellonista la dignità di artista a tutti gli effetti. Biffignandi si spense a Roma il 21 gennaio 2017, all'età di ottantuno anni, lasciando un segno indelebile nella storia della grafica e del manifesto cinematografico.

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Ultimo aggiornamento: Luglio 10, 2026

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