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L'horror: storia del genere che ha insegnato la paura al cinema

Dal gotico di Mario Bava a Dario Argento e Lucio Fulci: il cinema della paura tra Italia e mondo

Luglio 28, 2026

Pochi generi hanno segnato l'immaginario collettivo come l'horror. Per oltre trent'anni, dal gotico dei primi anni Sessanta ai colori accesi degli anni Ottanta, il cinema della paura ha attraversato l'Italia da protagonista: prima con i suoi autori, da Mario Bava a Dario Argento a Lucio Fulci, celebrati oggi in tutto il mondo, poi con i grandi titoli americani ribattezzati per il nostro pubblico. Questa è la sua storia.

Il gotico italiano: la paura che parlava inglese

L'horror italiano nasce alla fine degli anni Cinquanta e sboccia nel decennio successivo con il filone gotico: castelli e cripte, candele e nebbia, donne bellissime e inquietanti, atmosfere da romanzo nero. È La maschera del demonio di Mario Bava, prodotto dalla Galatea nel 1960, ad aprire ufficialmente la stagione e a rivelare al mondo Barbara Steele, che con i suoi occhi enormi e ambigui diventa il volto del gotico italiano. Accanto a Bava lavorano Riccardo Freda, l'altro padre fondatore del filone, e Antonio Margheriti, terzo pilastro di una piccola scuola di artigiani del brivido capace di trasformare budget minuscoli in atmosfere memorabili.

Un aneddoto racconta il clima di quegli anni meglio di qualsiasi analisi. I produttori erano convinti che il pubblico non avrebbe mai preso sul serio un film dell'orrore girato in Italia, e così le troupe si nascondevano dietro pseudonimi anglosassoni: la regia de L'orribile segreto del Dr. Hichcock è firmata Robert Hampton, dietro cui si cela Riccardo Freda, e perfino il produttore compare come Louis Mann. Il cognome del dottore, poi, storpia di una sola lettera quello di Hitchcock: abbastanza per evocare il maestro del brivido senza rischiare contestazioni. Il gotico all'italiana fingeva di parlare inglese e intanto, film dopo film, costruiva un immaginario destinato a durare: Bava stesso tornerà al gotico in forma di antologia con I tre volti della paura, chiamando come padrone di casa la leggenda in persona, Boris Karloff.



L'orribile segreto del Dr. Hichcock (Robert Hampton, 1962)

Il manifesto de L'orribile segreto del Dr. Hichcock (Robert Hampton, alias Riccardo Freda, 1962). Il candelabro acceso, la donna in bianco abbandonata sulla bara e la mano che affiora dal buio compongono una perfetta scena da teatro gotico. Barbara Steele, regina dell'orrore italiano, è al centro di uno dei titoli fondativi del filone, una storia di necrofilia e follia coniugale che all'epoca sfidava ogni censura.




Poe arriva in Italia: il gotico d'importazione

Accanto alla produzione nazionale, le sale italiane accolgono in quegli stessi anni il gotico americano, e in particolare il ciclo che Roger Corman dedica ai racconti di Edgar Allan Poe con Vincent Price protagonista. A produrlo è la American International Pictures di James H. Nicholson e Samuel Z. Arkoff, la casa indipendente specializzata nel cinema di genere: film raffinati e coloratissimi, girati in scope e Technicolor, che trovano in Italia un pubblico affezionato.

Il ciclo di Poe, avviato nel 1960, unisce letteratura e spettacolo con un gusto scenografico che dialoga a distanza con il gotico italiano: i due filoni si scambiano attori, temi e atmosfere per tutto il decennio. Vincent Price ne è l'anima, istrionico ed elegante, capace di rendere magnetico persino il carnefice, e, per una generazione di spettatori italiani, il suo volto diventa sinonimo stesso della paura al cinema.



Il pozzo e il pendolo (Roger Corman, 1961)

Il manifesto de Il pozzo e il pendolo (Roger Corman, 1961). Vincent Price incappucciato di viola, la lama del pendolo che incombe e la vittima riversa nella fossa: la composizione ruota letteralmente attorno allo strumento di tortura, trascinando l'occhio in una spirale. Tratto da Edgar Allan Poe, è uno dei vertici del ciclo cormaniano e un classico assoluto del gotico anni Sessanta.





L'età dell'oro: Argento, Fulci e i maestri del brivido

Il seme lo aveva piantato ancora Mario Bava, inventando con La ragazza che sapeva troppo e Sei donne per l'assassino il giallo all'italiana. Negli anni Settanta Dario Argento raccoglie quel seme e lo porta alla perfezione: esordisce nel 1970 con L'uccello dalle piume di cristallo e nel 1975 firma Profondo rosso, il vertice del genere, con la partitura ossessiva dei Goblin, la macchina da presa che si muove come un occhio che indaga, una Torino trasformata in labirinto. Due anni dopo, con Suspiria, primo capitolo della trilogia delle Tre Madri, il passaggio all'horror soprannaturale è compiuto e il cinema italiano della paura è ormai un fenomeno internazionale.




Profondo rosso (Dario Argento, 1975)

Il manifesto di Profondo rosso (Dario Argento, 1975), dipinto da Sandro Symeoni. La figura bianca che precipita dentro cerchi concentrici di colore, fino alla pupilla nera al centro, è pura grafica del terrore: nessuna scena del film, solo la sua vertigine. Un'immagine più vicina all'astrazione che all'illustrazione, perfetta per il giallo più celebre di Argento e una delle invenzioni più audaci di tutta la cartellonistica italiana.




Accanto ad Argento, Lucio Fulci costruisce un universo tutto suo. Dopo anni di mestiere in ogni genere, tra la fine dei Settanta e i primi Ottanta firma una serie di incubi visionari, da Zombi 2 a Paura nella città dei morti viventi fino a L'Aldilà, prodotto da Fabrizio De Angelis, che lo trasformano in un Autore di culto internazionale. C'è anche un colpo di teatro commerciale dietro la sua consacrazione: Zombi 2 nasce per cavalcare il successo dello Zombi di George A. Romero, presentandosi come un seguito pur non avendone alcun legame e finisce per conquistare un pubblico mondiale tutto suo.

Negli anni Ottanta il genere vive la sua stagione più prolifica. Lamberto Bava raccoglie l'eredità del padre Mario, registi e produttori lavorano fianco a fianco, come Argento che produce Dèmoni, e l'horror italiano diventa merce di esportazione richiesta ovunque.




Phenomena (Dario Argento, 1985)

Il manifesto di Phenomena (Dario Argento, 1985), dipinto da Enzo Sciotti. Le mani elettriche che calano sul titolo e la giovanissima Jennifer Connelly seduta tra i fiori raccontano l'anima doppia del film, favola e incubo insieme. Argento mette in scena una ragazza capace di comunicare con gli insetti in una Svizzera cupa e febbrile, e il poster di Phenomena traduce quel contrasto in una delle immagini più riconoscibili dell'horror anni Ottanta.






Dèmoni (Lamberto Bava, 1985)

Il manifesto di Dèmoni (Lamberto Bava, 1985), dipinto da Enzo Sciotti. Le sagome dagli occhi accesi che avanzano nel fascio del proiettore trasformano la sala cinematografica stessa in una minaccia. Prodotto da Dario Argento, il film chiude gli spettatori in un cinema che diventa trappola infernale, con colonna sonora rock e ritmo furibondo: uno dei titoli simbolo dell'horror italiano del decennio.





L'Aldilà (Lucio Fulci, 1981)

Il manifesto de L'Aldilà (Lucio Fulci, 1981), dipinto da Enzo Sciotti. L'urlo in primissimo piano, il volto spettrale che affiora dal buio e la promessa del lancio, e tu vivrai nel terrore, ne fanno un'immagine di rara potenza. Il film, oggi considerato il capolavoro di Fulci, spalanca le porte dell'inferno in un vecchio albergo della Louisiana ed è diventato un oggetto di culto internazionale.





L'horror americano ribattezzato per il pubblico italiano

C'è poi un capitolo tutto italiano nella storia dell'horror: quello dei titoli riscritti per il nostro mercato. The Texas Chain Saw Massacre diventa Non aprite quella porta, un ordine che è già un brivido, lanciato nelle sale con uno slogan martellante: non è solo un film, è realmente accaduto. The Evil Dead di Sam Raimi arriva in Italia come La Casa e il successo è tale che negli anni successivi i distributori battezzano La Casa 3 e seguenti, una serie di film che con l'originale non avevano alcun legame di produzione: un piccolo grande esempio di quanto, in Italia, il titolo e la sua immagine contassero quanto il film stesso.

Sono gli anni in cui l'horror americano vive la sua nuova ondata, da John Carpenter con Halloween a Wes Craven con Nightmare, e l'Italia la accoglie in massa. Dietro i titoli riscritti c'era una precisa conoscenza del pubblico: i distributori sapevano che un ordine, un divieto, una casa maledetta funzionavano meglio di una traduzione letterale, e così quei film entrarono nel linguaggio comune con nomi spesso più celebri degli originali, al punto che ancora oggi molti spettatori italiani faticano a riconoscerli sotto i titoli d'origine.



Non aprite quella porta (Tobe Hooper, 1974)

Il manifesto di Non aprite quella porta (Tobe Hooper, 1974). La mano che artiglia la testa della vittima dietro la porta di metallo, il volto deformato dal terrore, la pittura materica e quasi espressionista: tutto restituisce la violenza secca di un film che cambiò per sempre l'horror. Un'immagine lontanissima dal fotografismo dei materiali americani e per questo ancora più ricercata.





La Casa (Sam Raimi, 1981)

Il manifesto de La Casa (Sam Raimi, 1981). La villa che si torce contro il cielo nero, con l'unica finestra illuminata come un occhio e la falce di luna che sanguina sotto il titolo, promette esattamente ciò che il film mantiene. In Italia The Evil Dead uscì con un titolo nuovo e il poster de La Casa contribuì a costruire un autentico mito di sala per il pubblico dell'epoca.








L'armata delle tenebre (Sam Raimi, 1992)

Il manifesto de L'armata delle tenebre (Sam Raimi, 1992), dipinto da Enzo Sciotti. Bruce Campbell con motosega e fucile davanti a un teschio colossale, mentre l'esercito dei morti avanza verso il castello: il poster de L'armata delle tenebre condensa lo spirito del terzo capitolo della saga iniziata con La Casa, dove l'orrore vira ormai all'avventura e alla commedia nera.




Un genere che non muore mai

L'horror italiano non è mai passato di moda: è stato riscoperto. Registi di tutto il mondo ne hanno riconosciuto pubblicamente il debito, festival e rassegne internazionali ne celebrano i titoli e restauri e nuove edizioni riportano in circolazione film che per anni erano sopravvissuti solo nella memoria degli spettatori. Il gotico di Bava e Freda, il giallo di Argento, gli incubi di Fulci sono oggi materia di studio nelle scuole di cinema, oltre che oggetto di un culto che non accenna a spegnersi.

E il genere intero non è mai stato così vivo: l'horror, a lungo considerato cinema di serie B, è oggi al centro della produzione mondiale, corteggiato dai festival e capace di conquistare premi e classifiche. In quel racconto globale il capitolo italiano resta uno dei più influenti: la prova che la paura, quando è fatta ad arte, non invecchia.

Le opere riprodotte in questa pagina provengono dalle stampe originali dell'epoca, recuperate, fotografate e restaurate digitalmente da Movie.it.

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Ultimo aggiornamento: Luglio 29, 2026

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