Roberto Mancinelli, il pittore dei manifesti di "Paisà" e "La spia di Damasco"
Di redazione Movie.it
Settembre 15, 2026
Ci sono pittori che la storia consegna a un solo incontro fortunato, e per Roberto Mancinelli quell'incontro ha un nome che pesa: la sua firma sta nell'angolo del manifesto di prima edizione di Paisà, uno dei film fondativi del cinema moderno. Basterebbe questo a giustificare la pagina; il resto delle opere racconta un artigiano completo degli anni Quaranta.
Un nome, quattro firme
Delle vicende di Mancinelli le fonti pubbliche non conservano nulla: né date, né formazione, né una riga di biografia. Restano le firme, "R. Mancinelli" in stampatello ordinato, e i cataloghi delle collezioni che gli attribuiscono le opere. L'attività documentata corre lungo gli anni Quaranta e arriva almeno alla metà del decennio successivo, il che ne fa un contemporaneo di Sergio Gargiulo, un altro protagonista di questa serie, e come lui un uomo della generazione di mezzo, quella cresciuta all'ombra dei fondatori come Anselmo Ballester e attiva negli anni più difficili del mestiere.
Vendere il neorealismo
Il caso di Paisà merita un capitolo a sé, perché pone una domanda che oggi dimentichiamo: come si vendeva, nel 1946, un film senza divi, girato per strada con attori presi dalla folla, costruito per episodi e contro ogni regola dello spettacolo? La risposta di Mancinelli è quella del mestiere: restituire al pubblico i codici che conosceva, i volti idealizzati, la composizione a mosaico delle scene, il registro del melodramma dipinto. Il manifesto promette emozione dove il film prometteva verità, e proprio in questo scarto sta il suo valore di documento: racconta l'istante in cui il cinema nuovo dovette ancora vestirsi con gli abiti di quello vecchio per entrare in sala.
L'esotismo del dopoguerra
Il resto della pagina appartiene alla grande fame di conoscenza dell'Italia liberata. Con il ritorno delle majors americane arrivano lo spionaggio orientale e l'avventura tropicale, e Mancinelli li serve con la tavolozza giusta, tramonti arancio, cieli infuocati, cariche di cavalieri e belve in agguato, dentro composizioni affollate che dovevano promettere tutto il mondo in un colpo d'occhio. E quando il cinema italiano torna ai costumi e alla commedia, la sua mano è ancora lì, nel ritratto d'attore dei primi anni Cinquanta.
A sud dell'equatore (documentario, 1940)
Il manifesto di A sud dell'equatore (documentario, 1940). Elefanti, coccodrilli e un leopardo negli occhi dei due documentaristi armati di macchina da presa e fucile: l'avventura tropicale ricavata dal celebre libro di Osa Johnson "Ho sposato l'avventura", arrivata sugli schermi italiani nell'edizione del dopoguerra.
La spia di Damasco (Léonide Moguy, 1944)
Il poster di La spia di Damasco (Léonide Moguy, 1944). George Sanders e la carica dei cavalieri sotto il cielo arancione, con la donna velata che domina la scena dall'alto: lo spionaggio esotico della RKO, arrivato in Italia con il ritorno delle case americane nel dopoguerra.
Paisà (Roberto Rossellini, 1946)
Il poster di Paisà (Roberto Rossellini, 1946). Il soldato con la croce bianca sull'elmetto veglia sugli episodi del film, dalle canne del delta del Po all'abbraccio dei due amanti: il capolavoro del neorealismo tradotto nel linguaggio del melodramma dipinto e distribuito, come ricorda il margine, dalla Metro Goldwyn Mayer.
Il cardinale Lambertini (Giorgio Pastina, 1954)
La locandina de Il cardinale Lambertini (Giorgio Pastina, 1954). Il ritratto di Gino Cervi in porpora sopra la carica alla baionetta e il volto di Nadia Gray: la commedia storica di ambientazione bolognese nel piccolo formato verticale.
Dentro ogni registro, ogni immagine restava una creazione del suo specifico Autore, e la comunità che Maurizio Baroni ha definito Pittori di Cinema deve anche a questi artigiani senza biografia la propria continuità: Mancinelli non ha lasciato tracce di sé, ma anche solo il manifesto di Paisà è una preziosa eredità.
Le opere riprodotte in questa pagina provengono dalle stampe originali dell'epoca, recuperate, fotografate e restaurate digitalmente da Movie.it.