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Paolo Sestito, il pittore dal pennello al computer

Dallo studio di Rodolfo Gasparri al Ciak d'Oro per Le fate ignoranti: la storia di un pittore prestato alla grafica, che ha attraversato la grande trasformazione del manifesto cinematografico italiano, dalla stagione del pennello a quella del computer.

Settembre 7, 2026

C'è una firma che, tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, è comparsa nell'angolo di manifesti diversissimi tra loro: il corvo nero sopra Brandon Lee, i cinque volti acidi di Trainspotting, l'abbraccio disegnato di Le fate ignoranti. A volte per esteso, Paolo Sestito, a volte ridotta al solo cognome, altre volte nascosta dietro il timbro di uno studio. Dietro quella firma c'è Paolo Sestito, nato a Roma il 7 febbraio 1949: un pittore che ha prestato la sua mano alla grafica e alla pubblicità, una delle figure che hanno traghettato il manifesto cinematografico italiano dalla stagione del pennello a quella del computer. La sua storia è rimasta finora poco raccontata: Movie.it ne ricostruisce qui il percorso.

Un pittore alla scuola di Rodolfo Gasparri

La sua formazione comincia da giovanissimo, dentro gli studi di grafica pubblicitaria della Roma degli anni Sessanta e Settanta. Passa per lo studio Scalera-Tarantelli e, soprattutto, per lo studio del pittore Rodolfo Gasparri, uno dei grandi cartellonisti del western e dell'avventura. È un apprendistato di bottega nel senso più antico del termine: si impara guardando lavorare un maestro del manifesto dipinto, si prende confidenza con la pittura delle immagini prima ancora che con la grafica. Da quella radice di pittore, piantata nella tradizione del manifesto dipinto, Sestito muove verso la grafica senza mai smettere di guardare le immagini con l'occhio dell'artista.

Grammo Studio: la grafica, la pubblicità, il cinema

Nel 1978, insieme ad alcuni soci, fonda Grammo Studio, una società di grafica a tutto campo. Si occupa di immagine coordinata e soluzioni aziendali, campagne istituzionali e di prodotto, creazione di logotipi, packaging ed eventi speciali, per clienti come Ferrarelle, Palmolive, Surgelati Brina e Allergan. Ma è il settore del cinema a diventare il suo terreno d'elezione: tra i clienti figurano case di distribuzione come Titanus, Cineriz, Medusa Film, Cecchi Gori Film, Penta Film, Mikado Film e Lucky Red, oltre a diverse case minori.

Negli anni Ottanta, accanto all'attività dello studio, Sestito insegna grafica all'Istituto Europeo di Design. Nel 1984 collabora con lo Studio Kaleidos alla realizzazione di una multivisione per la mostra "L'economia italiana tra le due guerre, 1919-1939", allestita a Roma, al Colosseo. Sono anche gli anni in cui il computer entra nello studio: Sestito ne coglie subito le possibilità e fa evolvere il proprio lavoro verso gli strumenti digitali, accelerando i tempi e ampliando le possibilità di elaborazione. Nel 1988 Grammo Studio ottiene inoltre il Liburna d'Oro per il manifesto di Ironweed. Dal 1992 Sestito prosegue l'attività come libero professionista; nel 1994 Grammo Studio viene sciolta. Continua a lavorare al fianco delle maggiori distribuzioni, da Medusa Film a 01 Distribution (Rai Cinema), da Bim Distribuzione a Lion Pictures e Dieffe Cinematografica.

Il cinema: i manifesti degli anni Novanta

È in questa stagione che nascono i manifesti per cui la sua firma è più riconoscibile. Il disegno e la fotografia si intrecciano con il montaggio digitale, in immagini che attraversano generi lontanissimi tra loro: l'horror fantastico, la fantascienza, il nuovo cinema britannico, il grande cinema d'autore. Un repertorio che racconta bene la duttilità di un pittore capace di cambiare registro a ogni titolo.



Il Corvo (Alex Proyas, 1994)

Il manifesto de Il Corvo raffigura Brandon Lee accovacciato su una trave sopra una città cinerea e in rovina, il lungo cappotto nero che ricade verso il basso come una seconda ombra, il viso bianco segnato dal trucco scuro intorno agli occhi, mentre la sagoma del corvo taglia il cielo in tempesta e il titolo brucia in caratteri rossi e frastagliati. L'immagine incastra una figura fotografica su una città illustrata e desaturata, in quella fusione di foto e disegno che dà al manifesto il suo azzurro freddo e funebre.








Stargate - L'avventura (Roland Emmerich, 1994)

Il manifesto di Stargate - L'avventura mostra una grande piramide-astronave che si leva dal deserto in un tramonto incandescente, i fianchi di metallo incisi di geroglifici, le silhouette minuscole dei soldati inginocchiati sulla duna a guardarla dal basso, il cielo striato d'arancio e il titolo in giallo pieno. Tutta la composizione gioca sulla sproporzione, il monumento enorme e l'uomo ridotto a un puntino, restituendo con colori caldi e illustrativi il senso di meraviglia della grande fantascienza.






Trainspotting (Danny Boyle, 1996)

Il manifesto di Trainspotting rapprestenta i cinque protagonisti ritagliati in un bianco e nero ad altissimo contrasto sopra un fondo verde acido. Ciascuno fissato in una posa caricaturale, il dito puntato, il ghigno, lo sguardo sbarrato, con il titolo in rosso bordato di grigio e i nomi della colonna sonora in fila lungo il margine inferiore. È grafica pop allo stato puro, senza scena né ambiente, soli volti e lettere su un campo di colore piatto: la traduzione visiva dell'energia punk del film.







Kundun (Martin Scorsese, 1997)

Il manifesto di Kundun mostra il piccolo Dalai Lama in broccato dorato davanti a un tramonto rovente, la folla dei monaci dissolta in controluce alle sue spalle, l'intera immagine immersa in calde tonalità ambrate e il titolo in una scritta dorata e sinuosa. Qui il segno grafico cede il passo a una composizione fotografica, frontale e quasi devozionale, tutta costruita sulla luce. Uno dei film più contemplativi di Scorsese, con la fotografia di Roger Deakins e le musiche di Philip Glass.






Le fate ignoranti e il Ciak d'Oro

Il vertice arriva nel 2001, e arriva con quello che Sestito sa fare meglio: un'immagine dipinta a mano. Proprio mentre il manifesto fotografico e digitale soppianta ormai quello disegnato, per Le fate ignoranti di Ferzan Ozpetek, distribuito da Medusa, il pittore torna al suo segno e firma un'illustrazione di tre figure abbracciate, ridotte a forme essenziali di colore. Quel manifesto diventa il volto di uno dei più grandi successi della stagione e gli vale il Ciak d'Oro 2001 per il miglior manifesto: un riconoscimento che premia, in piena controtendenza, la forza di un'immagine disegnata a mano.



Le fate ignoranti (Ferzan Ozpetek, 2001)

Il manifesto de Le fate ignoranti presenta tre figure tracciate con un contorno nero spesso e tremante si stringono su un fondo rosso pieno: una blu, una color panna e una arancione, le teste chine l'una verso l'altra dentro una cornice ruvida, con il titolo scritto a mano in azzurro. L'immagine rinuncia a ogni riferimento fotografico per un linguaggio caldo e quasi infantile fatto di corpi e di colore, più emblema che illustrazione. Un manifesto-simbolo, capace di riassumere in un solo segno il tono di una nuova stagione del cinema italiano d'autore.




Oggi: una firma dentro la tradizione

Il cinema, però, non esaurisce il suo lavoro. Sestito ha firmato l'allestimento grafico di mostre d'arte e la loro veste editoriale, e continua oggi a collaborare con grafici e web designer. È questo a rendere la sua storia diversa da quella di molti pittori cartellonisti: mentre la loro parabola si chiude con il tramonto del manifesto dipinto, la sua prosegue, senza soluzione di continuità, fino al presente digitale. Appartiene a quella tradizione di artisti che Maurizio Baroni ha celebrato come "Pittori di Cinema", ma è tra coloro che hanno portato il mestiere oltre la soglia del computer: un ponte vivente tra la bottega di Gasparri e lo schermo. La sua firma, vista da tutti nell'angolo di cento manifesti, ha finalmente un nome e un volto.

Le opere riprodotte in questa pagina provengono dalle stampe originali dell'epoca, recuperate, fotografate e restaurate digitalmente da Movie.it.

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Ultimo aggiornamento: Settembre 7, 2026

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