Renato Fratini: equilibri sorprendenti tra colori intensi e armonie pittoriche
Ci sono pittori di cinema che si riconoscono da un dettaglio e pittori che si riconoscono da un accordo di colori. Renato Fratini appartiene alla seconda famiglia: le sue tinte intense, accostate con audacia ma sempre armoniche, si distinguono a colpo d'occhio su qualunque muro. Romano, nato nel 1932, ebbe una vita breve ma intensa, attraversata da un talento capace di spaziare dal linguaggio figurativo alle suggestioni dell'arte astratta. In poco più di vent'anni di carriera lasciò un segno profondo su due scuole insieme, quella del manifesto italiano e quella dell'illustrazione pubblicitaria inglese, un doppio primato che nessun altro cartellonista della sua generazione può vantare.
Luglio 27, 2026
Dall'Accademia di Roma allo Studio Favalli
La formazione di Fratini è quella classica del pittore colto: gli studi all'Accademia di Belle Arti di Roma, il disegno dal vero, la padronanza dell'anatomia e della composizione. Nel 1952, appena ventenne, entra allo Studio Favalli, una delle grandi fucine della cartellonistica romana, e si distingue subito per le sue qualità. In quegli anni lo studio è un crocevia di talenti dove passeranno pittori destinati a fare storia, tra cui un giovanissimo Renato Casaro. Come sempre in queste botteghe, le opere nascevano in autonomia: ogni immagine restava una creazione del suo specifico Autore, e le case di distribuzione le sceglievano poi per accompagnare le uscite dei film nelle sale.
Cafè chantant (Camillo Mastrocinque 1953)
La locandina di Cafè chantant, Fratini condensa un intero mondo, quello del varietà e dell'avanspettacolo, in un'invenzione spiritosa: la soubrette a figura intera regge come un vassoio il cast al completo, ritratti in miniatura tra caricatura affettuosa e ritrattistica brillante. Il rosso della chioma e il bianco e nero del bustino accendono la composizione con l'eleganza di un figurino.
Da Milano a Londra: l'italiano che fece scuola in Inghilterra
Alla fine degli anni Cinquanta Fratini si trasferisce a Milano, e qui la sua storia prende una direzione che non ha uguali tra i colleghi. Conosce Eric Pulford, direttore dell'agenzia londinese Downton Advertising, che rimane colpito dal suo lavoro e lo convince a stabilirsi in Inghilterra. Fratini vi rimarrà fino agli anni Settanta, diventando uno degli illustratori più richiesti del cinema britannico. È l'aneddoto che meglio racconta la sua statura: un pittore romano chiamato a Londra non per imparare, ma per insegnare agli inglesi come si dipinge il cinema. Da quel sodalizio nasce tra l'altro uno dei suoi lavori più iconici, il manifesto per A 007, dalla Russia con amore: la posa dell'agente segreto con le braccia incrociate e la pistola in mano è divenuta un simbolo senza tempo del genere spionistico, imitato per decenni.
Lo stile: astrazione e realismo in un solo sguardo
Fratini padroneggiava il colore con una sicurezza assoluta. Il suo stile maturo si fonda su tinte intense e accostamenti arditi che non scivolano mai nella stonatura: ogni contrasto genera un'emozione poetica. Spesso inseriva strutture astratte come ossatura compositiva, e dentro quella griglia sviluppava scene di pieno naturalismo: una fusione tra astrazione e realismo che dà vita a un linguaggio originale e intellettualmente raffinato. Un altro tratto distintivo è il dialogo tra sfondi piatti e figure centrali modellate con volumi tridimensionali, da cui nascono atmosfere vibranti e dinamiche. Lo si vede nel segno moderno e grafico de Le notti bianche, o in Orizzonti di gloria, dove il volto scomposto di Kirk Douglas si staglia su un fondo rosso e blu di intensità espressionista. E lo si vede nel dipinto per Nanà, più vicino all'arte da cavalletto che al manifesto: una figura femminile sensuale e ironica che ricorda la Maja vestida di Goya e le donne ammalianti di Salvatore Fiume, con tocchi che strizzano l'occhio perfino al fumetto.
La donna più bella del mondo (Robert Z. Leonard, 1955)
Il poster de La donna più bella del mondo, per usare il termine con cui il pubblico di oggi chiama i manifesti. Gina Lollobrigida, nei panni di Lina Cavalieri, domina il fondo lilla come un figurino d'alta moda: le piume blu del copricapo e del ventaglio esplodono in pennellate libere, quasi astratte, mentre il volto resta di una somiglianza perfetta. È il manifesto-manifesto dello stile Fratini: rigore del ritratto e libertà della materia pittorica.
La ronde (Max Ophuls, 1950)
Il manifesto de La ronde, per l'edizione italiana del film. Su un fondo bruno, l'uomo in tuba incombe come un'apparizione dietro la spalliera del letto, tratteggiato a pennellate nervose di bianco e di rosso, mentre la donna distesa in primo piano è modellata con morbidezza calda. Due registri pittorici nella stessa immagine, per raccontare l'eleganza inquieta del film.
Il capolavoro per Visconti e la breve stagione di un maestro
Di notevole bellezza è il manifesto per Senso di Luchino Visconti, dove tutta la lezione di Fratini si concentra in un colpo solo: su un drammatico sfondo rosso i personaggi emergono con colori brillanti e cangianti, capaci di restituire la forza emotiva della narrazione. Artista brillante e appassionato della vita mondana, Fratini si spense prematuramente nel 1973, a soli quarantun anni. La sua eredità visiva è ancora oggi riconosciuta e ammirata su entrambe le sponde della Manica.
Senso (Luchino Visconti, 1954)
Il manifesto di Senso, l'abbraccio di Alida Valli e Farley Granger campeggia su un rosso totale che è già melodramma: intorno, Venezia e la guerra affiorano a tocchi rapidi, come pensieri. I colori cangianti dell'abito azzurro e della divisa fanno vibrare la coppia sul fondo piatto: è l'equilibrio tra figura e astrazione che rende Fratini inconfondibile.
Fratini e i Maestri Cartellonisti
Nel panorama dei pittori di cinema, Renato Fratini è il ponte tra la scuola romana e l'illustrazione internazionale. Formato nella stessa fucina Favalli da cui passò Renato Casaro, condivide con Angelo Cesselon la sapienza del ritratto d'autore e anticipa, con il suo segno grafico e moderno, certe soluzioni che Sandro Symeoni porterà alle estreme conseguenze. La sua vicenda dimostra, una volta di più, che il cinema dipinto italiano non era un fenomeno locale: era una scuola che il mondo veniva a cercare. Le immagini di questo articolo provengono dall'archivio Movie.it e sono state restaurate digitalmente a partire dai materiali originali d'epoca.