C’è stato un momento, nel cinema italiano, in cui il passato non era memoria, ma spettacolo.
Un passato fatto di colonne, arene, divinità e corpi scolpiti più immaginato che ricostruito, più sognato che fedele. Quel momento è diventato il "Peplum".
Cinecittà e l’antico reinventato
Già dalle origini del cinema, l’antichità greco-romana aveva esercitato un fascino irresistibile.
Ma è tra gli anni ’50 e ’60 che questo fascino diventa industria.
Negli studi di Cinecittà, sostenuti anche da capitali internazionali, si tenta di ricostruire il mondo antico su larga scala.
Nascono grandi produzioni come Sansone e Dalila, Ulisse e Ben-Hur.

Film monumentali, che aprono la strada a una stagione inattesa. Il successo di queste opere spinge i produttori italiani a tentare una via propria.Con meno mezzi, certo. Ma con più libertà.
Nasce così il Peplum: un cinema che sostituisce il budget con l’invenzione.Le scenografie si riutilizzano. I costumi passano da un film all’altro. Gli effetti speciali sono essenziali, ma ingegnosi. E soprattutto, al centro della scena compaiono corpi nuovi: non attori nel senso classico, ma figure fisiche, quasi statue animate.
Gli eroi di un’altra epoca
Il Peplum costruisce i suoi protagonisti come miti viventi.
Personaggi come: Maciste, Ercole, Ursus diventano volti ricorrenti, più che veri personaggi. A interpretarli sono atleti e culturisti come Steve Reeves, Gordon Scott, Kirk Morris e altri ancora …
Corpi più che voci. Presenze più che interpreti.
Parlano poco, agiscono molto. E intorno a loro, attori esperti come Arnoldo Foà o Enrico Maria Salerno costruiscono il contrappunto, spesso nei ruoli antagonisti.

Tra mito e invenzione
Il Peplum non è mai stato davvero filologico.
Accanto a film più “classici”, compaiono titoli che sconfinano apertamente nella fantasia come Maciste contro il vampiro, Ercole al centro della Terra e molti altri.
Qui il mondo antico diventa un pretesto. Un contenitore in cui convivono avventura, horror, ironia, spettacolo
Il risultato è un cinema ibrido, libero, a tratti ingenuo, ma sorprendentemente vitale.
Il Peplum ha vita breve, nel giro di pochi anni si evolve, si trasforma, si contamina fino a esaurirsi, intorno alla metà degli anni ’60, quasi improvvisamente. Come se il pubblico, dopo aver sognato quel passato, non ne avesse più bisogno.

I manifesti: il mito sulla carta
I manifesti cinematografici del Peplum raccontano forse meglio dei film stessi lo spirito del genere. Corpi eroici, colori accesi, composizioni drammatiche. Non rappresentano semplicemente una scena: costruiscono un’immagine del mito. In questo senso, sono parte integrante di quell’immaginario che il Peplum ha contribuito a creare.
Oggi il Peplum è molto più di un genere dimenticato: è un momento unico del cinema italiano, un incontro tra industria e invenzione e un immaginario che ha ispirato pittori talentuosi.
Su Movie.it, i manifesti di questo periodo ricordano quel cinema che, con pochi mezzi e molta fantasia, ha saputo reinventare l’antico.
Si ringrazia per la preziosa collaborazione Sebastiano Cannavò