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Niso Ramponi "Kremos", il pittore dei manifesti di Miracolo a Viggiù e di Nudi alla meta

Roma, 6 gennaio 1924 – Bozzolo, 14 marzo 2002

Agosto 24, 2026

Per una volta, questa serie non deve restituire un nome: deve restituire un mestiere. Perché Niso Ramponi, per tutti Kremos, è una piccola celebrità del disegno italiano, il "Sovrano di donnine" delle copertine del Travaso, riscoperto anche negli Stati Uniti grazie a una monografia in due volumi. Quello che quasi nessuno racconta è che quelle stesse donnine, negli anni Cinquanta, scendevano dalle copertine dei settimanali e finivano sui muri delle città, sui manifesti del cinema. Questa pagina serve a raccontare Kremos cartellonista.

Fellini, i soldati e un nome di guerra

Romano, classe 1924, Ramponi si forma giovanissimo nell'animazione, alla Incom e alla Nettunia Film, dove lavora perfino a un cartone animato sceneggiato da Federico Fellini e mai portato a termine. Con Fellini condivide anche un'avventura leggendaria della Roma liberata: il Funny Face Shop, la bottega di caricature per i soldati alleati, dove Ramponi dipinge i fondali con le vedute di Roma sui quali Fellini ritrae in caricatura i militari in posa, accanto a colleghi come Enrico De Seta e Rinaldo Geleng, altri protagonisti di questa serie. Perfino lo pseudonimo nasce da un espediente da commedia: chiamato al servizio militare e non potendo lavorare da libero professionista, Ramponi si fa procurare gli incarichi dall'amico Sandro Cremo, che gli fa da intermediario, e firma i disegni Kremos per coprire il trucco. Congedato, il nome ormai vale più dell'anagrafe e resta.

Il Sovrano di donnine

Dal 1948 Kremos è la firma che fa vendere Il Travaso, il glorioso settimanale umoristico romano: le sue ragazze procaci e sorridenti in copertina fanno salire le tirature e qualche numero finisce perfino sequestrato per oltraggio al pudore, il che, in fatto di pubblicità, non guasta. I colleghi lo incoronano Sovrano di donnine, i redattori lo soprannominano Primula Rossa per l'arte di rendersi introvabile quando i disegni sono in ritardo. Nella monografia americana del 2015, il fumettista Jerry Carr ha accostato il suo lavoro a quello di alcuni grandi maestri del cartoon e della pin-up d'oltreoceano: la stessa eleganza di linea, la stessa comicità del corpo e un'originalità tutta italiana.

La donnina entra in sala

Negli stessi anni Kremos lavora come cartellonista per le grandi distribuzioni americane attive in Italia. E il suo apporto al mestiere è preciso: dove la cartellonistica nobilitava, Kremos sorride. Niente ritratto divistico, niente melodramma: sul manifesto arrivano
la caricatura, la vignetta, la pin-up da rotocalco, con le campiture piatte e la linea elastica dell'animatore. È l'esatto contrario della scuola dei ritrattisti ed è perfetto per la commedia e la rivista, i generi che l'Italia della ricostruzione consumava a fiumi: il pubblico riconosceva al primo sguardo che lì dentro si rideva. In quel territorio Kremos non ha rivali e le cinque opere di questa pagina, dal dopoguerra alla fine degli anni Cinquanta, lo dimostrano una per una.





Tre ragazze e un caporale (Tim Whelan, 1942)

Il manifesto di Tre ragazze e un caporale (Tim Whelan, 1942). Il caporale pesca dalla banchina una bagnante in costume rosso, tra dollari che galleggiano e gabbiani a china: la commedia americana con Victor Mature e Lucille Ball, arrivata in Italia nel dopoguerra, già tutta nel segno della vignetta.






La bisarca (Giorgio Simonelli, 1950)

Il poster de La bisarca (Giorgio Simonelli, 1950). La ragazza in abito viola solleva sopra la testa un'arca di Noè carica delle caricature del cast, animali compresi: la donnina del Travaso prestata al cinema, con il sorriso al posto del divismo.








Miracolo a Viggiù (Luigi M. Giachino, 1951)

La locandina di Miracolo a Viggiù (Luigi M. Giachino, 1951). La ballerina bruna regge in alto una chitarra su cui siedono i comici e la coppia elegante, sopra i tetti rossi del paese: la rivista musicale condensata in un solo gesto da varietà.








Abracadabra (Max Neufeld, 1952)

Il poster di Abracadabra (Max Neufeld, 1952). La bionda in abito verde, la signora attonita e il cavaliere in frac con la scarpetta rossa che spunta da sotto il mantello: un piccolo teatro di caricature su fondo rosa, con il titolo che scoppietta come un numero di magia.





Nudi alla meta (John Boulting, 1959)

La fotobusta di Nudi alla meta (John Boulting, 1959). La scena fotografica al centro e, tutt'intorno, la cornice disegnata, con lo scioperante in bombetta coperto soltanto dal giornale e le ragazze che sbirciano dai margini: la commedia britannica con Peter Sellers in un formato dove il disegno ormai conviveva con la fotografia.


(Fu) Kremos

Il congedo dal manifesto e dal Travaso arriva per gradi e con un ultimo colpo di teatro degno del personaggio: nel 1957 un pittore omonimo solleva una questione relativa ai diritti sul nome, e Ramponi, per tutta risposta, si firma per un periodo "(Fu) Kremos", il fu Kremos, prima di passare al semplice Niso. Dai primi anni Sessanta si dedica all'insegnamento dell'animazione e alla televisione, dove nel 1972 vince il Bagatto d'oro per un Carosello, dopo aver realizzato con il collega Gibba la celebre sequenza animata
di Renato Rascel in Attanasio cavallo vanesio. Anche nella sua stagione da cartellonista, la più dimenticata e forse la più gustosa, ogni immagine restava immediatamente riconoscibile come sua: nel mondo dei pittori di cinema, Kremos è quello che non ha mai smesso di far ridere, e i muri delle città, per un decennio, sono stati il suo giornale più grande.

Le opere riprodotte in questa pagina provengono dalle stampe originali dell'epoca, recuperate, fotografate e restaurate digitalmente da Movie.it.

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Ultimo aggiornamento: Agosto 31, 2026

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