Non tutti i Maestri hanno lasciato dietro di sé archivi, interviste e monografie. Alcuni hanno lasciato soltanto le opere, una firma abbreviata in un angolo e il nome di uno studio stampato lungo il bordo. È il caso di Mario Ferrari, che firmava le proprie opere Mafè e che per anni lavorò con lo Studio Paradiso di Roma. Questa pagina è, prima di ogni altra cosa, la restituzione di un nome.
Un nome dietro la sigla
Per decenni Ferrari è rimasto poco più di una firma: quello che sappiamo di lui lo raccontano soprattutto le sue opere e i materiali sopravvissuti. I bozzetti originali, tempere su cartone spesso nel formato di circa 35 × 50 centimetri, sono riapparsi negli ultimi anni nelle aste romane specializzate: tra questi quello per La tredicesima vergine del 1967, con Christopher Lee, e quello per Artigli del 1977, entrambi firmati.
È un arco di attività documentata che attraversa almeno un decennio e arriva fino alla fine degli anni Settanta, passando dall'horror al thriller, dalla commedia alle riedizioni dei grandi classici. Movie.it ha già recuperato 283 manifesti realizzati da Mario Ferrari "Mafè", in gran parte firmati dall'artista e, nei restanti casi, attribuiti a lui da fonti bibliografiche: un corpus tutt'altro che marginale, rimasto però quasi senza biografia.
Mario Ferrari, Mafè e gli studi grafici
Per capire Ferrari bisogna capire il sistema in cui operava. Negli anni della massima domanda, quando ogni stagione richiedeva centinaia di nuove campagne promozionali, ai grandi cartellonisti si affiancavano gli studi: botteghe collettive capaci di garantire continuità, velocità e un'identità visiva riconoscibile, come lo Studio Favalli legato a Rodolfo Gasparri.
Lo Studio Paradiso fu una di queste officine, e la dicitura Ferrari | Studio Paradiso stampata sul margine di alcuni manifesti racconta bene il sistema dell'epoca: il nome dell'artista sopravvive, ma inserito all'interno della struttura che produceva la campagna. Ferrari collaborò anche con altri studi, come dimostra la firma Ferrari – Studio Piovano presente su una successiva edizione di Un americano a Roma. Anche all'interno di questo sistema collettivo, le opere firmate da Ferrari conservano una forte identità visiva.
Il decennio della paura
Uno dei territori in cui Ferrari mostra maggiore forza è il cinema del brivido degli anni Settanta, lo stesso frequentato in quegli anni da colleghi come Sandro Symeoni ed Enzo Sciotti. Il manifesto di Artigli è una lezione di sintesi grafica: niente cast dipinto, niente collage di scene, un solo concetto notturno portato al massimo della potenza, con il nero che occupa quasi tutta la superficie e concede al colore soltanto due violente accensioni.
Per Images di Robert Altman, distribuito in Italia sotto il fascione "Cento minuti di paura", Ferrari firma invece uno dei poster più moderni e inquietanti del decennio, più vicino all'immaginario di una copertina di fantascienza d'autore che alla cartellonistica cinematografica tradizionale del periodo.
L'altro registro
Le altre opere mostrano quanto sarebbe riduttivo considerarlo soltanto un pittore dell'horror. Quando negli anni Settanta il classico di Steno Un americano a Roma torna nelle sale, Ferrari realizza una nuova immagine per una successiva edizione del film, accreditata insieme allo Studio Piovano. Il tratto brillante e immediato della commedia è quasi l'opposto delle oscurità dei suoi manifesti horror.
E la locandina di Pilota n. 1, la pista della morte dimostra che anche al servizio di un titolo meno noto l'invenzione visiva non veniva meno: una sola idea macabra, perfettamente calibrata, prende il posto del consueto collage di scene automobilistiche.
Artigli (Denis Héroux, 1977)
Il manifesto di Artigli (Denis Héroux, 1977), mostra due occhi di gatto che emergono dal buio, mentre i volti urlanti delle vittime prendono il posto delle pupille e gli artigli affondano in una pozza di sangue: una delle sintesi grafiche più efficaci dell’horror italiano degli anni Settanta. Il bozzetto originale, firmato Mafè, è riapparso in asta a Roma nel 2023.
Images (Robert Altman, 1972)
Il manifesto di Images (Robert Altman, 1972), mostra una figura calva dagli occhiali a specchio, immobile tra lame d’ombra sotto il fascione “Cento minuti di paura”: il thriller psicologico di Altman tradotto in un’immagine di assoluta modernità.
Un americano a Roma (Steno, 1954)
Il manifesto di Un americano a Roma (Steno, 1954), realizzato da Mario Ferrari “Mafè” per una riedizione italiana degli anni Settanta, mostra Alberto Sordi in motocicletta davanti al Colosseo in una composizione brillante e immediata: uno dei grandi classici della commedia italiana reinterpretato visivamente per una nuova generazione di spettatori.
Pilota n. 1, la pista della morte (Yasuhiko Kawano, 1978)
La locandina di Pilota n. 1, la pista della morte (Yasuhiko Kawano, 1978) mostra le monoposto sfrecciare dentro la sagoma di un teschio, con il pilota al centro come una pupilla; in alto, il riquadro bianco era riservato ai dati locali di programmazione del cinema, come date e orari. Sulla locandina la regia è accreditata con lo pseudonimo John Dobel.
Di Mario Ferrari non conosciamo ancora il volto, la formazione o la data della scomparsa. Ma le opere sono qui e parlano per lui: un artista rapido, versatile e visivamente colto, capace di passare dall'urlo dell'horror al sorriso di Alberto Sordi. Un autore che merita di essere ricondotto a quella grande tradizione dei "pittori di cinema" che Maurizio Baroni ha contribuito a riportare all'attenzione. Restituirgli il nome per esteso è il minimo che questa serie possa fare.
Le opere riprodotte in questa pagina provengono dalle stampe originali dell'epoca, recuperate, fotografate e restaurate digitalmente da Movie.it.