Il 1° giugno 1926 nasceva a Los Angeles, in una corsia del reparto indigenti del General Hospital, Norma Jeane Mortenson. Il mondo non lo sapeva ancora, ma stava nascendo Marilyn Monroe la più grande sex symbol della storia del cinema e, insieme, una delle attrici più sottovalutate di Hollywood.
Nata da una madre schizofrenica che non poteva occuparsi di lei, cresciuta tra orfanotrofi e famiglie affidatarie, Norma Jeane trovò nel cinema non solo una carriera ma una rinascita identitaria. Nel 1946, a vent'anni, si schiarì i capelli, cambiò nome e firmò il suo primo contratto con la Fox. Marilyn Monroe era nata per la seconda volta.
In occasione del suo 100° anniversario, la celebriamo attraverso tre manifesti pittorici italiani d'epoca opere dei Maestri Cartellonisti che, con pennello e tempera, riuscirono a catturare qualcosa che le fotografie da sole non avrebbero potuto: l'anima ambigua di una donna che era molto più di quello che sembrava.
Giungla d'asfalto (1950)
Diretto da John Huston, questo film noir segna uno dei primissimi ruoli significativi di Marilyn, allora quasi sconosciuta. Interpreta Angela Phinlay, amante di un avvocato corrotto un ruolo secondario sulla carta, ma che colpì il pubblico al punto da trasformarla in una presenza impossibile da ignorare. Il poster pittorico italiano restituisce perfettamente la tensione notturna del film: quella capacità tutta italiana di sintetizzare l'atmosfera di una pellicola in un'unica immagine dipinta a mano, con una forza evocativa che nessuna fotografia avrebbe potuto eguagliare.
Quando la moglie è in vacanza (1955)
Billy Wilder dirige quella che diventerà una delle scene più iconiche della storia del cinema: la gonna bianca di Marilyn sollevata dalla corrente d'aria della metropolitana newyorkese. Il titolo originale, The Seven Year Itch, allude al prurito del settimo anno di matrimonio e Wilder usa Marilyn come incarnazione di ogni fantasia proibita dell'uomo medio americano. Ma lei, con la sua ironia naturale e il suo tempismo comico straordinario, supera il personaggio e diventa qualcosa di più grande. Il pittore cartellonista italiano che ha realizzato questo manifesto ha colto quella leggerezza rara quella capacità di Marilyn di essere sensuale e innocente allo stesso tempo.
Fermata d'autobus (1956)
Forse il film meno conosciuto al grande pubblico, ma tra i più importanti nella storia artistica di Marilyn. Dopo aver frequentato l'Actors Studio di New York, volle dimostrare di saper recitare davvero. Il risultato è una performance sorprendente: Chérie, la ballerina di fila con il sogno di sfondare, è un personaggio vulnerabile, malinconico, vero. La critica la scoprì come attrice in questo film. Il manifesto pittorico italiano, con la sua tipica resa cromatica calda e la pennellata espressiva della scuola cartellonista, rende omaggio a questa Marilyn più autentica e meno costruita.
Tre film, tre momenti diversi della stessa donna. La Marilyn di Giungla d'asfalto è ancora Norma Jeane che cerca la sua strada. Quella di Quando la moglie è in vacanza è il mito nel suo apice assoluto. Quella di Fermata d'autobus è l'attrice che vuole essere presa sul serio.
I Maestri Pittori Cartellonisti italiani, con il loro lavoro straordinario e oggi irripetibile, hanno lasciato di lei un ritratto che va oltre la fotografia: hanno dipinto non solo un volto, ma un'epoca.
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