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Averardo Ciriello: il genio dei manifesti cinematografici

Oggi, nel giorno del suo compleanno, è il momento giusto per raccontarne la vita, le opere e il talento troppo a lungo rimasto nell'ombra.

Maggio 28, 2026

Averardo Ciriello (Milano, 28 maggio 1918 – Roma, 5 novembre 2016) è stato uno dei più grandi pittori cartellonisti della storia del cinema. In quasi settant'anni di carriera ha realizzato circa tremila bozzetti destinati al mercato italiano e internazionale. Oggi, nel giorno del suo compleanno, è il momento giusto per raccontarne la vita, le opere e il talento troppo a lungo rimasto nell'ombra.

Biografia: dalla Scuola del Castello Sforzesco alla Marina Militare

Ciriello cresce a Milano e si forma alla Scuola d'Arte del Castello Sforzesco, in un ambiente che privilegia il rigore del disegno e le arti applicate. È un'impostazione tecnica che rimarrà visibile per tutta la sua carriera: anche nelle opere più commerciali, il controllo anatomico e compositivo è di un'accuratezza quasi accademica.

A Milano inizia presto a lavorare come pubblicitario, prima presso l'agenzia Non Plus Ultra, poi presso la IMA, la più grande agenzia pubblicitaria italiana. Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, la sua traiettoria cambia bruscamente: si arruola in Marina, dove rimane per cinque anni. Quando la Marina scopre le sue doti grafiche, viene impiegato dall'Ufficio Stampa Propaganda come illustratore per il giornale ufficiale della Marina Militare. Questa esperienza, lontana da qualsiasi scuola d'arte, si rivela fondamentale: sviluppa in lui una straordinaria velocità esecutiva e la capacità di comunicare immediatamente attraverso l'immagine, due qualità che ritroveremo poi in ogni suo manifesto cinematografico.

Il dopoguerra e l'ascesa nell'illustrazione popolare

È proprio in Marina che conosce il giornalista Vittorio Calvino, che lo introduce al mondo del cinema. Nel frattempo, nel circuito dell'illustrazione popolare italiana, il suo nome inizia a circolare rapidamente. Debutta come vignettista sul settimanale Acqua salata e nel 1945 approda alle pagine dell'Intrepido di Cino Del Duca. Sono gli anni in cui l'illustrazione è una vera industria culturale, e Ciriello ne diventa uno degli interpreti più riconoscibili.

Il grande successo di pubblico arriva con le pin-up ammiccanti delle copertine della rivista 7Sette (poi Otto e Otto volante), che lo trasformano nel vero erede di Gino Boccasile, il più celebre illustratore italiano di figure femminili del Novecento. Il confronto è lusinghiero ma non del tutto calzante: rispetto a Boccasile, il tratto di Ciriello è generalmente più morbido e cinematografico, meno geometrico e propagandistico. Le sue donne non posano: vivono nell'immagine.

I disegni sulla rivista 7Sette scatenano però le ire della severissima censura dell'epoca, al punto che la pubblicazione viene chiusa, salvo poi rinascere con il titolo 8otto. Negli anni Cinquanta crea vignette e copertine anche per Marc'Aurelio e la Domenica del Corriere, due delle testate più diffuse d'Italia.

La carriera cinematografica: tremila manifesti per il grande schermo

Ciriello firma il suo primo contratto intorno al 1947, quando l'ufficio pubblicità di Lux Film sceglie alcune sue opere. Nel corso della carriera realizza circa tremila bozzetti destinati sia al mercato italiano che a quello straniero.

Tremila. Non è un numero astratto: è una produzione costante, quasi industriale, che richiede velocità senza mai sacrificare la qualità. Colleghi e collaboratori ricordavano la sua capacità di completare copertine e bozzetti cinematografici in tempi sorprendentemente brevi, un'eredità diretta degli anni della propaganda militare. Il suo tipico tratto pittorico è caratterizzato da un uso del colore in funzione simbolica e fortemente emotiva, con un'attenzione maniacale al dettaglio e alle sfumature non comune nelle illustrazioni cinematografiche dell'epoca.

A differenza di altri cartellonisti più espressionisti, Ciriello mantiene sempre un forte legame con il realismo figurativo. I suoi volti sono costruiti con cura quasi accademica, spesso derivati da un accurato studio fotografico degli attori. Nei manifesti dedicati alle attrici emerge una particolare sensibilità nella resa della pelle, degli sguardi e dei tessuti, una qualità pittorica che rende le sue opere apprezzate ben oltre l'ambito cinematografico. Si è occupato anche del ritocco delle fotografie di scena: ma le interpretava. Le portava a una temperatura emotiva superiore.

I manifesti per James Bond: Ciriello disegna l'agente segreto più famoso del mondo

Uno dei capitoli più affascinanti della sua produzione riguarda la saga di 007. Negli anni Sessanta firma manifesti italiani per alcuni dei primi film di 007 con Sean Connery, tra cui Licenza di uccidere (1962), Dalla Russia con amore (1963), Goldfinger(1964) e Thunderball (1965). Crea anche il celebre manifesto collettivo Tutti contro James Bond per il festival cinematografico del 1972, un pezzo raro e ricercatissimo da collezionisti di tutto il mondo.

Le opere più celebri: quattro manifesti da conoscere




La terra trema - Luchino Visconti (1948).

Un film neorealista, duro, senza star da ritrarre. Ciriello risponde con puro dinamismo pittorico: uomini su una barca in tempesta, onde, schiuma, il rosso del titolo che taglia la scena come un grido. Popolare senza tradire la serietà del soggetto.












La finestra sul cortile – Alfred Hitchcock (1954)

Il manifesto che meglio rivela la sua intelligenza compositiva. In alto il volto luminoso di Grace Kelly, sospeso nel buio come una promessa. In basso, James Stewart immobile e la sagoma minacciosa nella finestra di fronte. Due registri emotivi opposti in equilibrio perfetto. Ciriello non illustra la trama: ne cattura il clima psicologico.








Angelica alla corte del re - Bernard Borderie (1966)

Il manifesto è un trionfo della sua celebre sensibilità per la pelle, gli sguardi e i tessuti: Michèle Mercier riempie il foglio con la chioma fulva scomposta e la camicia bianca scivolata dalle spalle, lo sguardo diretto di chi non chiede il permesso, mentre in basso una piccola scena d'alcova racconta il resto. Il fondo a pennellate rosa e grigie accende il ritratto senza rubargli nulla. È la dimostrazione vivente del confronto con Boccasile: le donne di Ciriello non posano, vivono nell'immagine.






1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra - Boris Sagal (1971)

Il manifesto mostra cosa sapesse fare Ciriello con la fantascienza: Charlton Heston in tuta blu avanza sparando, la vampa gialla alla bocca dell'arma, accerchiato da figure incappucciate in tuniche nere dagli occhi spettrali, mentre a sinistra un fuoco rosa malato illumina corpi che strisciano. Il colore in funzione simbolica di cui parlano i suoi studiosi è tutto qui: l'apocalisse resa con una tavolozza febbrile, il dinamismo della composizione che spinge l'eroe fuori dal foglio. La prova che padroneggiava ogni registro visivo, dal neorealismo al fantastico.



Un professionista dell'immagine, non un artista d'élite

Frequentò l'ambiente dei grandi cartellonisti italiani del dopoguerra, entrando in contatto con Alessandro Biffignandi, Fernando Carcupino, Carlo Jacono ed Enzo Sciotti.

Pur appartenendo a generazioni e sensibilità diverse, questi artisti condividevano studi, editori, mercati e tecniche artigianali legate alla grande illustrazione italiana. Era un mondo estremamente competitivo, dove la pressione produttiva era altissima e le tipografie specializzate, le società di comunicazione e gli uffici pubblicità dei distributori cinematografici si contendevano le opere dei migliori talenti.

Ciriello si percepiva prima di tutto come un professionista dell'immagine al servizio del pubblico, non come un artista d'élite. Questa sua concezione quasi artigianale del mestiere è esattamente ciò che lo rende grandissimo: sapeva che il manifesto affisso fuori dal cinema era spesso il primo e unico contatto che uno spettatore aveva con un film prima di comprare il biglietto. Non c'erano trailer, non c'erano clip, non c'erano recensioni istantanee. C'era quell'immagine, lì, su una parete. E doveva bastare.

Ciriello lavorò nell'editoria anche dopo aver abbandonato l'attività di cartellonista, prestando la propria matita alla rivista erotico-satirica Menelik, edito dalla Tattilo, celebre casa editrice famosa per la pubblicazione di Playmen. Il suo coinvolgimento nel fumetto erotico degli anni Sessanta e Settanta fu per lungo tempo uno dei motivi della sua sottovalutazione critica, un genere guardato con sospetto dall'intellighenzia culturale, ma che raggiungeva milioni di lettori.

La rivalutazione e il mercato collezionistico

La riscoperta arriva tardi, ma con piena soddisfazione. Le stampe originali d’epoca dei suoi manifesti costituiscono oggi un importante mercato collezionistico internazionale e alcuni esemplari particolarmente rari raggiungono quotazioni molto elevate nelle principali aste specializzate.

Ciriello muore a Roma il 5 novembre 2016, a 98 anni. Quasi un secolo di vita, quasi settant'anni di carriera. I suoi manifesti, nati per durare pochi giorni su un muro, sono stati conservati grazie ai numerosi collezionisti, amanti dell'arte e del cinema.

Le opere riprodotte in questa pagina provengono dalle stampe originali dell'epoca, recuperate, fotografate e restaurate digitalmente da Movie.it.

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Ultimo aggiornamento: Agosto 25, 2026

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