Tra i pittori di cinema italiani, Arnaldo Putzu è quello che più di ogni altro seppe trasformare il manifesto in un oggetto di pura seduzione pop. Le sue immagini hanno la lucentezza smaltata della grande illustrazione, una capacità di sintesi quasi pubblicitaria e un sorriso, spesso letterale, che le rende immediatamente riconoscibili. Capace di passare con naturalezza dal dramma alla commedia, dall'olio alla tempera, Putzu fu un artista versatile e modernissimo, l'unico tra i grandi cartellonisti romani a costruirsi una seconda, fortunata carriera in Inghilterra, diventando un nome di culto della grafica popolare britannica.
Da Roma a Londra: la doppia vita di un cartellonista
Arnaldo Putzu nasce a Roma nel 1927. Dopo gli studi all'Accademia di Belle Arti, entra nel mondo della cartellonistica collaborando con Enrico De Seta, uno dei maestri del mestiere, e con lo studio Favalli. Sono gli anni dell'apprendistato, in cui Putzu affina quella tecnica luminosa e quel gusto per la sintesi che diventeranno la sua firma. Negli anni Cinquanta e Sessanta è tra i nomi più richiesti di Roma, capace di firmare con uguale disinvoltura il dramma neorealista e la commedia, il film d'autore e il prodotto popolare.
A differenza di molti colleghi, però, la carriera di Putzu conosce una svolta internazionale. Alla fine degli anni Sessanta si trasferisce a Londra, dove lavora per Eric Pulford, il leggendario direttore creativo della Downton Advertising, la più importante agenzia britannica di manifesti cinematografici. È un sodalizio fortunato: Putzu diventa uno degli illustratori di punta del cinema inglese, firmando i poster sgargianti e ironici della celebre serie comica dei Carry On e di tanti altri film. In Inghilterra raggiunge una fama che pochi italiani del settore hanno conosciuto, tanto da disegnare per anni la copertina di "Look-in", popolarissima rivista per ragazzi, di cui illustrava ogni settimana i divi della televisione. È una parabola che lo distingue da maestri più "stanziali" come Ercole Brini o Alfredo Capitani, e che testimonia la sua natura di artista cosmopolita e adattabile.
Le notti di Cabiria (Federico Fellini, 1957)
La locandina de Le notti di Cabiria, capolavoro di Fellini premiato con l'Oscar, è uno dei lavori più intensi del giovane Putzu. La composizione contrappone due registri: a sinistra, la piccola Cabiria di Giulietta Masina, ritratta a colori vivaci in abito rosso e boa di piume, sorridente e fragile sotto le insegne notturne della città; a destra, il volto maschile virato in un verde spettrale, il dito sulle labbra in un gesto ambiguo e inquietante. Putzu riassume così tutta la tensione del film, il contrasto tra l'innocenza della protagonista e il mondo che la minaccia. Un manifesto di grande forza narrativa, costruito sul dialogo tra calore e gelo.
I vampiri (Riccardo Freda, 1957)
Il manifesto de I vampiri di Riccardo Freda, considerato il primo film horror italiano del dopoguerra, mostra il talento di Putzu nel genere gotico. Sulla sinistra, il volto terrorizzato di Gianna Maria Canale emerge tra le ragnatele e i teschi di una cripta; sulla destra incombe una sinistra figura dal volto verdastro e cadaverico, la mano scheletrica protesa in avanti. La tavolozza fredda di verdi e azzurri e l'uso teatrale delle ombre creano un'atmosfera di autentico terrore. Putzu dimostra qui di saper maneggiare il repertorio dell'orrore con la stessa eleganza con cui, altrove, tratteggia un sorriso da commedia.
La vita agra (Carlo Lizzani, 1964)
Nel poster de La vita agra, tratto dal romanzo di Luciano Bianciardi e interpretato da Ugo Tognazzi, Putzu cattura con ironia il disincanto dell'Italia del boom. Su un fondo arancione caldo e piatto, Tognazzi è ritratto semisdraiato, la sigaretta in mano e l'espressione disillusa dell'intellettuale sconfitto dalla metropoli, mentre sopra di lui troneggia, gambe accavallate e aria provocante, la figura di Giovanna Ralli in abito verde. La sintesi grafica è perfetta: pochi colori, una composizione essenziale e moderna, e tutta l'amara comicità del film racchiusa nel contrasto tra i due personaggi.
Ieri, oggi, domani (Vittorio De Sica, 1963)
Il poster di Ieri, oggi, domani, trionfo della coppia Sophia Loren-Marcello Mastroianni e Oscar al miglior film straniero, è un trionfo di seduzione pop. Al centro, una Sophia Loren statuaria in nero, calze e reggicalze, lo sguardo fiero e ammiccante: l'eco del celebre spogliarello che la rese leggendaria. Tutt'intorno, Putzu dispone le altre incarnazioni dei due attori nei tre episodi del film, alcune a colori, altre virate in azzurro come schizzi a margine. È una composizione corale e dinamica, un piccolo manifesto-racconto che riassume con brio le tre storie e celebra la più amata coppia del cinema italiano.
Casanova 70 (Mario Monicelli, 1965)
Nel manifesto di Casanova '70 di Mario Monicelli, Putzu ritrae Marcello Mastroianni in marsina rossa, con un sorriso compiaciuto e seduttore, mentre attorno a lui fiorisce un pulviscolo di fotografie in bianco e nero, i volti delle numerose donne del dongiovanni moderno protagonista. È una soluzione grafica brillante, che fonde la figura dipinta del protagonista con il collage fotografico delle conquiste, e che traduce in immagine l'ironia del film. Il rosso acceso della giubba, stagliato sul fondo chiaro, fa risaltare la figura con un'eleganza da grande illustrazione di moda, dimostrando quanto Putzu fosse vicino al mondo della pubblicità più raffinata.
L'eredità di Putzu: il sorriso del manifesto
Arnaldo Putzu si spense a Roma nel 2012, dopo aver fatto ritorno in Italia. La sua opera rappresenta uno dei capitoli più originali della cartellonistica italiana: quello di un artista che seppe coniugare la tradizione pittorica della scuola romana con il linguaggio smaltato e brillante della grafica pubblicitaria internazionale. Se Maro Innocenti spingeva il manifesto verso l'astrazione concettuale e Brini verso la trasparenza dell'acquerello, Putzu lo portò verso la luce piena del pop, fatto di colori squillanti, sorrisi e composizioni dinamiche.
La sua doppia carriera, italiana e britannica, ne fa una figura-ponte tra due culture visive, e i suoi poster, oggi ricercatissimi dai collezionisti di tutto il mondo, restano testimonianza di un talento capace di parlare a tutti, con immediatezza e allegria. In un'epoca in cui il manifesto dipinto stava per cedere il passo alla fotografia, Putzu dimostrò che l'illustrazione poteva ancora essere modernissima, seducente e popolare. Guardando oggi i suoi lavori, dal dramma felliniano alla commedia all'italiana, si riconosce la mano di un artista che non ha mai smesso di credere nel potere di un'immagine ben fatta: capace, in un solo colpo d'occhio, di far sorridere e di invitare al cinema.